«Giovin'alme, or v'assecura
Quella pace che gustate
E all'Altissimo giurate,
Immutabil fedeltà:
Ma non conscii voi tocca l'aurora
D'un'età di prestigi e di guerra,
Che vi chiama, vi sprona, v'afferra,
Vi strascina, a qual meta non sa!

Ah, noi pur dal Crisma santo
Confermati esultavamo,
E spogliar l'antico Adamo
Era saldo in noi desir!
Ma spuntato quel tempo tremendo
Che i mortali a cimento conduce,
Spesse volte falsissima luce
In rei lacci ne fece languir.

Più gagliardi, più assistiti
Da invisibili portenti
Voi non domino i cimenti,
Voi più traggano a virtù:
Una stirpe formate di prodi
Che agli esempi vigliacchi s'involi,
Che la Chiesa gemente consoli,
Ch'altre stirpi consacri a Gesù»!

Mentre de' genitori i voti accesi
Sorgono per la prole benedetta,
Stanno i fanciulli all'alta pompa intesi,

E ciascun d'essi palpitando aspetta
Lo Spirto Santo e la percossa, donde
L'alma a patir per nobil opre è eletta.

All'unzïone, al tocco, alle profonde
Del Vescovo parole, il giovin core
Con proposti magnanimi risponde.

Mai paventato non avea il Signore,
Come il paventa in quest'istante, e mai
Non avea per Lui tanto arso d'amore!

Nessun dica al fanciul: «Tu obblïerai
Questo gran dì»: più non possibil crede
Volgere a colpa affascinati i rai:

Trasmutato a quel rito in uom si vede;
Sdegna le vanità, sdegna i piaceri;
Più non vuol che Speranza e Amore e Fede,

E benefici, puri, alti pensieri,
E studi gravi, e faticante vita
Pe' divini del Golgota sentieri!