Sete d'amor, sete di studi, e sete
D'innalzar sopra il volgo il nome mio,
Gran tempo mi rapìan sonno e quiete,
Nè scerno se ammendato oggi son io:
Tu che del cor le làtebre secrete
Solo ravvisi e mondar puoi, gran Dio,
Pietà di me che tanto sempre amai,
E sino a te l'amor non sollevai!

Tante cose sfumarono al mio sguardo,
E tutto giorno sfumar altre io miro!
Valga d'esperïenza il raggio tardo,
In che forzatamente oggi m'aggiro,
Ad oprar alfin sì, che più gagliardo
A tua bellezza s'erga il mio desiro,
E nulla tanto da' mortali io brami,
Quanto ch'ognun tuoi pregi scorga ed ami!

La legge tua non è d'irto rigore,
Sol le idolatre passïoni abborri:
Lunge che a te dispiaccia amante cuore,
Ad un cuor fatto gel più non accorri.
Tu vuoi che a' miei fratelli io con ardore
Così soccorra, come a me soccorri:
Tu vuoi che in forte guisa il bello io senta,
Tu vuoi che al giusto il plauso mio consenta.

Tu doni a' figli tuoi mente e parola,
Non perchè il dono tuo venga sepolto;
Tu non imprechi investigante scuola
Su non vietato ver fra l'ombre avvolto:
In odio a te l'indagin empia è sola
Che contra il cenno tuo l'ardire ha volto:
Tu gl'ignari del mal chiami felici,
Ma il veggente non reo pur benedici.

Tu che sei tutto amor, la sacra stampa
Della natura tua nell'uomo imprimi:
Gagliardo sprone e inestinguibil lampa
Tu sei di tutti aneliti sublimi.
Tu godi quindi se il mio spirto avvampa
Per que' tuoi fidi che in virtù son primi:
Tu godi se fra lor taluni eleggo,
E nel lor santo oprar meglio ti veggo.

A me tu dato hai queste fiamme ardenti,
Con cui desìo de' petti amici il bene,
E con cui studïando i tuoi portenti
Traggo esultanza, e di capirti ho spene:
Così caldo sentir più non diventi
Esca giammai di vanità terrene:
Mie passïoni in guisa tal governa,
Che lode sièno a tua saggezza eterna.

Sempre le temo, e sempre sento ancora
Che in amar altre cose io troppo m'amo:
Cieca errò mia bollente alma sinora,
E presa fu di sua superbia all'amo.
Distruggi il suo sentire, o lei migliora;
O vil torpore, od amor santo io bramo:
Ah no, non vil torpor, dammi amor santo,
Tu che le tue fatture ami cotanto!

I SECOLI.

Militia est vita hominis super terram.
(Job. 7).

Vidi un'età delle sue forze altera,
E questa rifulgea dal greco lido:
Superava i famosi
Secoli che brillàr per altre sponde;
Ed oltre ad immortal virtù guerriera,
Sparsa per Asia d'Alessandro al grido,
La irruzïon de' ladri generosi
Impromettea alle genti fremebonde
Sotto a' vincenti brandi
Novi di civiltà raggi ammirandi.