Gloria abbellì di Carlo Magno i fatti,
Ma sceso nel sepolcro, ebbe seguaci
Di men gagliardo ingegno:
Trono e Chiesa s'urtàr, si combattero,
E da scandalo uscìr follie e misfatti:
Nocquero a verità studi fallaci,
Città e castella fur nemiche al regno;
Libero sir divenne il masnadiero;
E, franti i gioghi spesso,
Piansene il popol da licenza oppresso.
Vidi un'età delle sue forze altera,
Allorchè il Saracin recò dispregi
Su tutti d'Asia i liti,
E destò in Occidente ira e temenza.
Ecco tacer le gare, ecco guerriera
Fraternità fra i battezzati Regi:
Ecco d'Europa i volghi rïuniti:
Ecco mille poteri una potenza
Scuote, strascina, incanta:
Tutti soldati son di Roma santa.
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Voce s'alzò di folte osti crociate:
«Ciò che saputo oprar non avean gli avi,
Compiere è dato a noi!
L'alme cristiane da concordia alfine
A magnanima impresa suscitate
Più ludibrio non son d'affetti pravi.
Cristo ne scelse per campioni suoi,
E rimerto n'avrem palme divine:
Da noi frattanto il mondo
D'ogni impulso a giustizia andrà giocondo».
Gloria i pro' cavalieri ebber traendo
La tomba del Signor da giogo infame,
E grazie a' loro acciari
Non invase anch'Europa il Mussulmano;
Ma in vile obblìo religïon ponendo,
Aprirò il core ad esecrande brame,
In rapina emulàr gli Arabi avari:
Volsero a lacerarsi invida mano:
Colpì i Crociati Iddio,
E in Asia lor possente orma sparìo.
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Vidi un'età delle sue forze altera,
E nell'Italo suol fulse più bella:
Non già poter di brandi
Sorse a magnificar la sua fortuna,
Sebbene ovunque ardesse ira guerriera:
Fu suo splendido pregio una novella
Ambizïon di studii venerandi:
Parve Italia con Dante uscir di cuna,
Indi Petrarca venne,
E la corona in Campidoglio ottenne.
Voce di qua dall'Alpe inclita alzossi:
«Di civiltà sepolta era la luce;
Ed or novellamente
Sulla terra la spargono le Muse:
L'idïoma oggi vivo affratellossi
Agl'idïomi antichi, e si fa duce
Anco agl'infimi spiriti possente,
Sì ch'al ver tutte vie sono dischiuse;
Gli studii più non regge
Idolatrìa, ma del Vangel la legge».
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Gloria il novo Parnaso ornò stupenda,
Nè più tutta disparve a' dì futuri;
Ma non per ciò le vie
Da' sommi ingegni al ver furono aperte:
In cor del volgo non oprossi ammenda;
Spirti v'ebbe più colti e più spergiuri:
Sul Parnaso salite anco le arpìe
Spesso di plauso e fiori andàr coverte,
E con immonda cetra
D'influssi rei contaminaron l'etra.