Vidi un'età delle sue forze altera,
E fra le sue venture una fu tale
Che nulla mai sì grande
Non pareva la terra aver lucrato,
Sebben non per real possa guerriera:
Tre savi industri (ond'un con infernale
Patto a scïenze occulte, abbominande,
Esser dicea la turba inizïato)
L'arte inventaron, donde
Ratto il pensier si stampa e si diffonde.
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Voce sonò per l'Europee contrade:
«Incivilir mai non potean le genti
Finchè sì nobil arte
Non rapivano al cielo od all'inferno
I tre veggenti della nostra etade:
Or moltiplici fien tutti eccellenti
Frutti di verità, sì ch'ogni parte
Prosperi della terra, al cibo eterno;
Chè, s'error nasce ancora,
Tosto convien che vilipeso mora».
Gloria sorrise all'immortal portento,
Onde crebbe ogni scritto a mille a mille;
Non più temuto danno
Fu il perir de' giovanti, aurei volumi:
Ma con sacre faville indi incremento
Trasser tante malefiche faville,
Che se qui il ver, là incensi ebbe l'inganno
E fur cäosse ancor tenebre e lumi:
Dei tre veggenti forse
All'ombre irate il fatal don rimorse.
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Vidi un'età delle sue forze altera,
E l'uom che in lei saldissim'orma impresse,
Fu il Ligure che volse
Su novello emisfer l'armi e la frode
Dell'ingorda europea stirpe guerriera:
Chiese ad Italia che colà il träesse
Promettendole un mondo, e spregi colse;
Mosse ad Ispania, e prore ottenne e lode;
Trovò i promessi regni,
E n'ebbe in guiderdon vincoli indegni.
Voce sublime alzàr d'Europa i liti:
«Questo fra tutti eventi è il benedetto,
Onde ignoranza cessa
Nella sparsa d'Adam grande famiglia!
Ambo emisferi dal battesmo uniti
Scola esser denno a incivilir perfetto:
Chè se per or la nova gente è oppressa
Dall'invasor che a dirozzarla piglia,
Succederà al conflitto
Il trionfo dell'ara e del diritto».
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Gloria brillò sugli arbitri dell'acque;
Ma l'assalita rozza gente, invece
D'aver tutela amata
Negli ospiti arricchiti in quel terreno,
Parte ad orrenda tirannia soggiacque,
Parte in pugne e miserie si disfece:
Invidi per la terra conquistata
I vincitori si squarciare il seno:
Il novo mondo e il vecchio
Fur di colpe e sciagure alterno specchio.
Vidi un'età delle sue forze altera,
E il decimo Leon ne andò festoso,
Intorno ad esso egregi
Cotanti fur di civiltà i cultori.
Oltremonti ferveano ira guerriera
E furibondo zel religïoso,
Sì che Roma schernìan popoli e regi;
Ma ad onta delle guerre o degli errori,
Di belle arti reìna
Anzi al mondo brillò Roma divina.