Sento che il Crëator rimase amico
De' puniti mortali; e, a noi disceso
Per esserne modello, il benedico.

Sento che siccom'Egli uomo s'è reso,
Divino debbo farmi, e tutto giorno
Viver per lui d'amor sublime acceso.

Sento che puote ingegno essere adorno
Di ricco intendimento e di scïenza,
Della Croce adorando il santo scorno;

E m'umilio con gioia e reverenza
Col cattolico volgo a questa Croce,
E in lei sola di scampo ho confidenza».

Eloquente dal cor rompea la voce
Del buon canuto, come a tal, cui forte
Dell'error d'un amato angoscia cuoce.

«Tu mi garrisci e in un mi riconforte,
Dissi, e poichè alla Chiesa un Volta crede,
Spezzar de' dubbii spero le ritorte».

«Le spezzerai! quegli gridò con fede;
Vedrai che bella fra' più colti ingegni
Anco religïosa anima incede!

Nè immaginar che lungo tempo regni
La gloria de' filosofi or vantati,
Che fur di scherno e di superbia pregni:

Pochi anni ti prenunzio, e smascherati
Vedrai que' mille turpi falsamenti,
Con che in lor carte i fatti han travisati.

Il più splendido autor di que' furenti,
Che tutto diffamò col vil sogghigno,
E con tai grazie che parean portenti,