Malgrado i pregi del suo stil vòlpigno,
E il suo bel Lusignano e sua Zaìra,
Detto sarà filosofo maligno.

Ei tutti i dì già meno ossequio ispira,
E Francia, ond'ei sembrò tanto dottore,
Già del mentir di lui parla, e s'adira.

Ed al crollar del gran profanatore
La ciurma crollerà dei men famosi,
Che volean Dio strappar dall'uman core».

Io di Volta ridire i luminosi
Sensi mal so, ma dell'egregio vecchio
Amor mi prese, e più a lui mente posi.

Più fïate percossero il mio orecchio
I suoi santi dettami, e più fïate
Divisai farli di mia vita specchio.

Io meditando tue parole amate,
O incomparabil uom, più non gustava
Degli audaci le carte avvelenate.

Ancor pur troppo da te lungi errava,
Ma pur m'innamoravan que' volumi
Che il dolce genio tuo mi commendava.

Io debol era, ma ogni dì i costumi
Del mondo a me tornavan più molesti:
Chè li scernea della tua fede ai lumi.

Sovente i giorni miei trascorrean mesti,
Perocchè i tuoi consigli io non seguìa,
Mentre pur mi fulgean veri e celesti.

Varie sorti e distanze a quella mia
Tenerezza per te scemàr vantaggio,
E poco al tuo savere io mi nodrìa.