Vedendoti di rado, il mio coraggio
Appo la Croce non durò abbastanza,
E a follìe tributai novello omaggio.
Ahi! diè l'Onnipossente a mia incostanza
Castigo di sventura e di catena,
E lurid'antro a me divenne stanza!
Tu, certo, benchè allor pensieri e lena
Ti s'infiacchisser per decrepiti anni,
Raccapricciasti di mia orribil pena,
E con secreti gemiti ed affanni
Per me a' pie' del Signore hai dimandato
Sollievo e forza, ed alti disinganni.
Ei t'esaudiva, e il creder tuo stampato
Così alfine in quest'alma addentro venne,
Che più da dubbii non andò crollato.
E gaudio e libertà poscia m'avvenne,
E rividi la madre e il genitore
Dopo la sanguinosa ansia decenne.
Ma ne' giorni del mio lungo dolore
Molte vite finìan la mortal traccia,
E di batter cessò tuo nobil core.
Duolmi che più non posso infra tue braccia
Gettarmi alcun momento, e alzare il ciglio
In tua paterna, veneranda faccia.
In tutti i dì del mio terreno esiglio
Pregherò Dio che schiuda a te sua reggia,
Se mai fuor ti legasse aspro vinciglio.
Ma te già spero nell'eletta greggia!
Di là mi vedi, e preghi impietosito
Che in tua pace per sempre io ti riveggia.