Di tua vita furenti indagatori,
Per laudare o schernir la tua memoria,
Di te narraro i deplorandi errori
Quasi parte maggior della tua gloria:
Falsato indegnamente hanno i colori!
Del tuo core ignorato hanno l'istoria!
Ugo conobbi, o ingiurïanti infidi,
E tra' suoi falli alta virtude io vidi!
E tu, schietta e magnanima Quirina,
Che appien di lui pur conoscesti il core,
Meco ogni dì il rammenti alla divina,
Infinita pietà del Salvatore:
Come la mia, tua dolce alma s'inchina
Con invitta fiducia e con fervore
A pro del nostro amato, onde con esso
Veder per sempre Iddio ne sia concesso.
Appagar te non ponno, e me neppure,
Nessun ponno appagar su caro estinto
Funebri canti o funebri scolture,
Da cui pari ad eroe venga dipinto:
Uopo han di Dio le amanti creature!
A fede e speme han l'intelletto avvinto!
Noi non chiamiamo eroe l'amico andato:
Amiam, preghiam ch'ei sia con noi salvato!
Noi d'Ugo abbiamo un giudice pietoso,
E tu sei quello, onniveggente Iddio:
Non un de' suoi sospir ti fu nascoso;
Anzi a te ogni sua giusta opra salìo.
Che festi d'un mortal sì generoso?
Dimmi se il perdonavi e a te s'unìo!
Ah, se ancor di sue piaghe afflitto langue,
Appien le asterga, o buon Gesù, il tuo sangue!
[1] Mio fratello primogenito.
LODOVICO DE BREME.
Non obliviscaris amici tui in animo tuo.
(Eccli. 37. 6).
Dacchè miei ceppi hai franto, e il subalpino
Aere di novo, o sommo Iddio, respiro,
Piena d'incanti è al guardo mio Taurino;
Ma un caro ch'io v'avea cerco e sospiro.
Qui Lodovico nacque, e parte visse
De' diletti suoi giorni, e qui patìo,
E presso a morte qui le ciglia affisse
L'ultima volta sul sembiante mio.
E m'indicò le vie dov'ei solea
Trar verso sera i solitarii passi,
E il loco della chiesa ov'ei porgea
Preci, me lunge, perchè a lui tornassi.