Se in alcuna tua carta eco facesti
D'animi non cristiani alla favella;
Se di soverchio duol semi funesti
Sparsi hai ne' cuor che passïon flagella;
Se del secolo errante in cui nascesti,
Bench'alta, l'alma tua rimase ancella,
Opra fu di fralezza e di prestigio,
Non mai di petto a mire inique ligio.

E il tuo libro d'amore isconsolato,
Benchè riscosso immensi plausi avesse,
Benchè da te qual prima gloria amato,
Bench'opra non indegna a te paresse,
Talor gemer ti fea, ch'avvelenato
Un sorso gioventù quivi beesse
D'ira selvaggia contra i fati umani,
Ed idolo Ortis fosse a ingegni insani.

Biasmo gagliardo quindi al giovin davi
Che ti dicea suoi forsennati amori;
E l'atterrarsi, codardìa nomavi,
Sotto qual siasi incarco di dolori;
E sua vita serbar gli comandavi
Per la pietà dovuta a' genitori,
Pel dovuto anelar d'ogni vivente,
Sì che sacri a virtù sien braccio e mente.

Di molti io memor son tuoi forti detti
Da core usciti di giustizia acceso,
E a tue nascose carità assistetti,
E al tuo perdon ver chi t'aveva offeso;
E pochi vidi sì söavi petti
Portar costanti il proprio e l'altrui peso,
E quel pianto trovar, quella parola,
Che gli afflitti commove, alza e consola.

Memor di tanto, io spero, e spero assai,
Che, sebben conscio non ne andasse il mondo,
Sul letto almen della tua morte avrai
Sentito del Signor desìo profondo:
Spero che l'Angiol degli eterni guai,
Già di predar tua grande alma giocondo,
L'avrà fremendo vista all'ultim'ora,
Spiccato un volo al ciel, fuggirgli ancora.

E mia speranza addoppiasi pensando
Che alla tua madre fosti figlio amante:
Quella vedova pia vivea pregando
Che tu riedessi alle dottrine sante:
Di buoni genitor sacro è il dimando,
E sul cuor dell'Eterno è trionfante,
Nè da parenti assunti in Paradiso
Figlio che amolli, no, non fia diviso.

L'inferma, antica genitrice ognora
Benediceva a te con grande affetto,
Perchè al minor fratello ed alla suora
D'alta amicizia andar godevi stretto:
Furono a Giulio giovincello ancora
Quai di padre tue cure e il tuo precetto,
Ed amai Giulio perocch'ei t'amava,
E l'alma tua del nostro amor brillava.

Ah! tanto spero io più la tua salvezza,
Che sventurato fosti in sulla terra!
Or tuoi difetti, or tua leale asprezza
Ti suscitàr di mille irati guerra:
E di profughi dì lunga amarezza,
E povertà t'accompagnàr sotterra:
Nè lieve a te fu duol che dolci amici
Fossero al pari, o più di te infelici.

Le lagrime vegg'io che certo hai spanto
Quando l'annuncio orribil ti giungea
Che, tronco della vita a me ogn'incanto,
Per anni ed anni in ceppi esser dovea:
Il Cielo sa se in mia prigion t'ho pianto,
E quai voti il cor mio per te porgea!
Sempre io chiesi per te l'inclita luce
Che di tutto consola, e a Dio conduce.

Dolce mi fu dopo decenne pena
Riedere alla paterna amata riva;
Ma allo spezzarsi della mia catena
D'immenso gaudio l'alma mia fu priva;
Chè di tue rimembranze era ripiena,
E già in Britannia il cener tuo dormiva!
E seppi tue sciagure, e niun mi disse
Se, morendo, il tuo core a Dio s'aprisse!