Non tutte sue fatture hann'uopo eguale
Di venir da procella aspra battute,
Ma tai ve n'ha che senza orrendo strale
In fiacca letargìa sarian cadute.

Nondimen di mia forza ancor non posso,
No, glorïarmi, e spesse volte ancora
Son da tristezza e da pietà commosso,
E con suoi lumi Iddio non mi ristora.

In quell'ore fantastiche di pena
Godo passar dinanzi alle tue porte,
E il core allor secreto pianto sfrena,
Inconsolabil di tua infausta morte.

Ma poi le tue sentenze generose
Mi tornan nella mente, e il tuo sorriso;
E m'inondano il sen dolcezze ascose,
Ed anelo abbracciarti in Paradiso.

Prego che tu vi sia! prego che appresso
Al nostro Volta, ad ambiduo sì caro,
Con lui mi guardi, e m'impetriate accesso
Laddove col desìo già mi riparo!

Dio, salvator di molti amici miei,
Ch'a te in vita e più in morte alzaro il core,
Di te indegno e di loro io mi rendei;
A farmi degno, ti domando amore!

[1] Il Principe Emmanuele della Cisterna.

LA PATRIA.

In Deo faciemus virtutem
(Ps. 107. 14).

Oh dolce patria! oh come
Balza de' forti il core al tuo bel nome!
Stimolo a generosi atti è desìo
Ch'ella in senno e virtù splenda felice:
La voce che nel dice,
Voce è di carità, voce è d'Iddio!