Non c'illudiam fra sogni,
Onde lo spirto desto indi vergogni:
Ma ai circondanti popoli mostriamo,
Che in tutte fasi di grandezze umane
Grandezza in noi rimane,
Dacchè al vero ed al bel sempre aspiriamo.
Al vero e al bello sempre
Aspiri chi sortiva itale tempre!
Splendidissima a noi traccia segnaro
Que' glorïosi, onde la sacra polve
Tutte le glebe involve
Di questo suolo, al cielo e a noi sì caro!
Penisola gentile,
Che sovra il mondo pria la signorile
Spada gran tempo trionfando alzasti,
E sebben misto a lutti inevitati,
Sui barbari domati
Ampio tesor di civiltà versasti!
Penisola stupenda,
Non nelle gioie sol, ma in sorte orrenda,
Poichè per le tue colpe un dì prorotti
Venti concordi popoli a vendetta,
Da te fra lacci stretta
Furo a degne arti, e al vero Dio condotti!
Penisola divina,
Che dell'antico imper dalla rovina
Così sorgesti, come pronto sorge
Sopraffatto da pargoli un adulto,
Che, ad onta dell'insulto,
Maestra mano ai dissennati porge!
Penisola, ove siede
Inconcussa da turbini la fede,
Sì che per quanto annoveriamo estesi
Della redenta umana stirpe i regni,
Ognor ne' retti ingegni
Da te i lumi del ver tornaro accesi!
Sembra per te il Signore
Più che per altre terre arder d'amore!
Sembra nelle tue dolci aure più vago
Emanar de' suoi cieli il bel sorriso;
Sembra del Paradiso
Volerti Iddio sovra quest'orbe imago!
Sugli emuli tranquilla
Rivolgi pur la tua regal pupilla.
Or quel popolo or questo andare altero
Può primeggiando in forza d'auro o ferri:
Pur non ve n'ha che atterri
Il tuo sublime sulle menti impero.
Se altrove è maledetta
L'alma che striscia come serpe abbietta,
L'alma che sorda a' grandi esempli aviti,
Incurante di senno e di decoro,
Serva si fa a coloro
Che a sedurre e predar vengon suoi liti;
Quanto più reo non fora
Chi, aperti gli occhi sotto Itala aurora,
A patria di magnanimi cotanta
Non sacrasse altamente opra e desìo!
Il popol siam di Dio;
Stampiam nostr'orme nella via più santa!