Ne' giorni più infelici di mia vita
L'invisibil tua man mi terse il pianto;
Ognor t'han miei rimorsi impietosita.

Amo, e sovra il cor mio porto col santo
Nome di Dio quel di Maria stampato!
Quel della Donna che a Lui siede accanto!

Della Madre che il Figlio ha per me dato!

L'UOMO.

Omia possum in eo qui me confortat.
(Philipp. 4, 13)

Capir non può l'umano spirto quale
Fosse dell'uom la prima, alta natura,
Pria che i suoi giorni avvelenasse il male.

Ma di natia grandezza un resto dura
Pur d'Adam nel nipote sventurato,
Che un Dio, piucchè una belva, in sè affigura.

Quel corrucciarsi del suo abbietto stato
È ad un tempo alterigia e sentimento
Ch'ei pel fango terren non fu creato.

Giocondo del suo pascolo è l'armento,
E se rugge il leon, rugge per fame,
E quand'è sazio, anch'ei posa contento.

Solo il mortal, benchè ogni senso sbrame,
E si sforzi a letizia, ode una voce
Che in cor gli grida:—L'ore tue son grame!