VERITA'
Compiangete la stizza de' volgari,
Che cieca sempre qua e là si scaglia;
Filosofia seguite appo gli altari;
Di calunnie e d'ingiurie non vi caglia;
Sorridete ad ogn'uom che insegni e impari
Quanto amore e indulgenza al mondo vaglia;
De' frementi nè il plauso nè gli scherni
Norma non sian che il vostro oprar governi.
Libri dettate a sollevar gli umani
Dai lacci delle ignobili dottrine;
Siate pensanti, ma non irti e strani,
Non consiglier di scandali e rapine;
Ponete mente che gl'ingegni sani
Invocano edifizi e non ruine:
Bando al Sofismo! egli è quel genio truce,
Che al suo fango infernal l'alme conduce.
È desso, è desso l'avversario antico,
Che, d'angiol luminoso assunto il velo,
Sempre de' vizi s'ostentò nemico,
Vituperando umana razza e cielo;
Ei trasse Giuda al maladetto fico;
Esca egli fu del farisaico zelo;
Ei repubbliche e regni urta, dissolve,
Ed erge invece putridume e polve.
IL COLERA IN PIEMONTE,
Sursum corda!
(Praef.)
Eleviam fra le lagrime i cuori,
Sosteniamo gli scossi intelletti!
Siam colpiti, ma non maladetti,
Man paterna è la man del Signor.
Per provarci con prova più forte,
Per destarci a più nobil costanza,
Egli ha detto ad un angiol di morte:
—Tue saette raddoppia su lor.
Invisibil quell'angiolo armato
Scorre l'aer, e su' lidi ove passa
Pianti ed urli e cadaveri lassa,
E prosegue il mortifero vol.
Del disordin la turba seguace
Cade prima nell'orrido scempio,
Ma co' rei più d'un giusto soggiace,
Sì ch'avvolta è la patria nel duol.
Se non che negli estremi perigli
Si rinforzan gli spirti più degni:
La sventura, spavento de' regni,
Pur de' regni salute esser può.
Lor salute esser può se di Dio
Meglio i cenni seguire han prefisso,
Se rivolgon ogni opra e desìo
Alla meta per cui li creò.
Debit'è che luttiamo incessanti
Della patria a impedir maggior danno,
Che tentiam con magnanimo affanno
Da sterminio i fratelli strappar;
Che accorriamo a' languenti, a' morenti,
Che obblïato il mendico non pera,
Che al drappel de' pupilli innocenti
Ci affrettiam pane e lagrime a dar.
Debit'è doloroso, tremendo!
Ma gagliarda è la mente dell'uomo:
S'è con Dio, da che mai sarà domo?
Patirà, ma con forza immortal.
Ei con Dio? Chi di noi fia con esso?
Tutti il siam, sebben consci di colpe;
Se il piè nostro da lor retrocesso,
Oggi a vie di giustizia risal;