Santificata l'arpa mia più belli,
Più fervid'inni eleverà, dicendo
Come gli afflitti dal periglio svelli.
E forse allor più d'un che va fuggendo
Sdegnosamente la tua pia chiamata,
Te d'illusi ignoranti idol credendo,
Fermerà il passo perch'io t'ho cantata,
E ridirà:—Ma chi è mai costei,
Che pur da quell'altero è commendata?
Alzando gli occhi imparerà chi sei;
Stupirà, t'amerà, nobil rossore
Avrà, qual ebbi degl'indugi rei.
Ma, deh! ti mostra madre al peccatore
Pur se debole ei resta, e se talvolta
Inchinato a viltà gli scerni il core.
Poca mia possa, ma tua possa è molta;
Per balze, per fiumane or tremo, or cado,
Ma, qual ch'io sia, tu le mie grida ascolta.
Spesse fiate in malagevol guado
Mi porgesti la mano, e uscii dell'onde;
M'alzi tua dolce man di grado in grado
Da questi rischi alle celesti sponde!
DIO E MARIA.
Astitit Regina a dextris tuis.
(Ps. 44).