Quelle angosce conobbe anco Ebelino,

Ed allora invisibile al suo fianco

Sàtan sedeva, e gli pingea coll'arte,

Ch'è propria a lui, tutto che meglio ad ira

E a disperazïon trarlo potesse.

Ed Ebelin pur resistea, e pensava,

In mezzo alle sue smanie, all'Uomo-Iddio,

Che sublimò i dolori, e fu ludibrio

D'ingrati e di crudeli: e quel pensiero,

Che insensatezza all'occhio è de' felici,