— Chi lo sa? veniagli risposto or dall'un capitano, or dall'altro. Qui presso non è. Quelle insegne sono lodigiane, quelle cremonesi, quelle altre parmigiane. Là sono que' di Modena e di Reggio; più oltre que' di Mantova, di Ferrara, di Bologna. Dall'altro fianco accampano le schiere tedesche: fra tanta copia e sì diversa di guerrieri come è possibile il conoscersi? In quella disordinata riunione di popoli, l'odio comune contro Milano dava nelle battaglie una direzione comune; ma negl'intervalli si guardavano bieco l'un l'altro; e perchè non venissero insieme a zuffa era necessaria grande vigilanza nei capitani, i quali faceano opera che ogni gente vivesse separata dall'altra e non comunicasse colle vicine. Frequente cagione di discordia erano le vettovaglie. Abbondavano talora sotto una bandiera, e mancavano sotto le altre: invidia e bisogno spingea queste alla rapina; i duci loro s'insultavano a vicenda, si sfidavano a duello, negavano di punire i soldati della propria schiera, che ne avevano oltraggiato un'altra. I principi più illustri di Germania erano sempre affaccendati ad intromettersi tra gli offesi, e a sopprimere le gare alternando lusinghe e minacce, e procacciando di tener nascosta all'Imperatore gran parte di que' disordini, affinchè i già troppo frequenti supplizi non si andassero ancora moltiplicando.

A forza d'interrogare, Guglielmo seppe alfine che Manfredo era a Lodi coll'Imperatore, e colà s'avviò. Manfredo, al vedersi comparire innanzi il vecchio abate, tutto stupì, e credendo che l'impronta di mestizia, ch'era sul suo volto fosse annunzio di sventure che toccassero lui:

— Dunque non m'ingannarono, gli disse: tutto va a soqquadro anche colà? Siete voi fuggito?

— Io non sono fuggito, rispose l'Abate.

— Ma che fa Berardo? Le accuse che gli si fanno sono grandi. Si vuol ch'egli tenda a sovvertire il Marchesato; e so di certo che a Cuneo si celebrò una festa popolare, in cui Berardo, liberato da me di servitù rappresentossi come oltraggiato dal mio benefizio, e giurante la mia morte.

— Ignoro, Marchese, se tali indegne rappresentazioni si siano fatte nelle feste di Cuneo; ma se anche quella avesse avuto luogo, essa non indicherebbe se non la folle speranza della plebe a cui per concitarla i suoi seduttori indicano Berardo come suo fautore.

— Sarei già volato a Saluzzo a chiarirmi d'ogni cosa: ma le cure incessanti di questa guerra m'incatenano qui. Frattanto non voglio giudicare senza prove certe. Ma guai se Berardo!....

— Egli meriterebbe tutto il vostro sdegno, o Marchese, se si servisse contro di voi del credito di cui gode. Ma appunto perchè vi serve fedelmente, egli è odiato e la sua fama è insidiata.

— Voglia il Cielo che nè io nè voi c'inganniamo sopra il conto di Berardo.

— Bandite pure ogni dubbio, riprese l'abate. Ma io non venni qui per difendere la sua fama: bensì per farvi noto un delitto di cui lo stesso Berardo è vittima.