E ivi dallato sono IIIIº. pilastri di pietra, che sempre docciono acqua[51]; e dicono alcuni, che elle piangono la morte del nostro Signiore. E apresso di questo altare è uno luogo sotto terra XL. gradi a basso, dove fu trovata la vera croce, per lo 'ntelletto di santa Elena, là dove propio e giudei l'avevono celata. E ivi, ove fu trovata la vera croce, e' furono trovate l'altre due croce de' ladroni: e santa Elena la fece provare sopra un corpo morto, el quale, come ebe la croce sopra di sè del nostro Signiore, subito risucitò. E ivi apresso è il luogo dove e IIIIº. chiovi del nostro Signiore furono riposti, de' quali n'ebbe due confitti nelle mane e due ne' piedi.

COME GOSTANTINO FECE FARE IL MORSO DEL SUO CAVALLO DEL FERRO DE' CHIOVI SANTI, E DELLA VITTORIA CHE DI CIÒ EBBE.

E d'uno di questi chiovi ne fece fare Gostantino imperadore un morso per portare in battaglia; e per virtù di quel ferro lui vinse tutti e suoi nimici, e guadagniò tutta la terra d'Asia minore, cioè de' turchi, Arminia piccola e grande, di Suria, di Ierusalem, di Persia, di Arabia, di Mesopotamia, del reame delle alpe d'Egitto alto e basso, e tutte l'altre regione infino a Tiopia e India minore, che a quel tempo erono de' cristiani quasi tutte. E in questi confini erono molti eremiti, de' quali parla el libro della Vita de' santi padri; e ora son tutti de' saracini e de' pagani. Ma quando a Dio piacerà, come pe' peccati de' cristiani questo paese fu preso, così per la prudenzia loro sì si riguadagnerà coll'aiutorio di Dio. Item, nel mezo de la terra è un compasso, dove Ioseph di Barimattia apoggiò il corpo del nostro Signiore, poi che l'ebe levato di croce, e gli lavò le sue piaghe: e dicesi che questo compasso è propio nel mezo del mondo. Nella chiesa del santo sipolcro, in verso Bissa, è il luogo dove il nostro Signiore aparve a Maria dopo la resuresione, e ela pensava che fusse uno ortolano dal cordone[52]. In questa chiesa del santo sepolcro solevono esere calonaci de l'ordine di santo Augustino, e avevono un priore, ma el patriarca è a loro signore. E di fuori della chiesa, a man destra discendendo XVIII. gradi, disse il nostro Signiore a la sua madre: mulier, ecce filius tuus; e mostrogli santo Giovanni evangiolista. E dipoi venne a san Giovanni, e disse: ecce mater tua. E queste medesime parole disse insu la croce.

QUI SI FA MENZIONE DI MOLTI LUOGHI SANTI E DI GRAN DIVOZIONE.

E per questi gradi montò il nostro Signiore quando portò la croce sopra sè; e di sotto a questi gradi è una capella, ove cantono messa preti indiani, ma non sicondo la nostra legge, ma sicondo la loro; che ogni volta che fanno el sacramento dell'altare, egliono lo fanno di pane, dicendo el Pater nostro con alcune altre orazioni, e le parole del sacramento, perchè egli non fanno alcune delle addizione fatte pel papa; ma assai divotamente cantono. E ivi apresso è il luogo dove, per lo portare della croce, essendo il nostro Signiore istracco, si riposò. Inverso la chiesa del santo sepolcro è più debole la città che non è altrove, pel gran piano che è tralla chiesa e 'l muro della città e fra la valle di Iosaffat, la quale toca le mura a modo d'una gran fossa. Di sopra della fossa della città si è la chiesa di santo Stefano, ove fu lapidato; e ivi dallato è la porta dorata, la quale non si può aprire. Per questa porta entrò el nostro Signiore el dì di pasqua d'ulivo insu nuno asino; e, quando volle lui andare al tempio, le porte s'aprirono verso lui; e ora appare ogni passo dell'asino in tutti i luoghi de' gradi, che sono di pietre durissime; e innanzi alla chiesa del santo sipolcro sono CCº. torse[53]. Inverso el mezo dì è el grande spedale di santo Giovanni, dal quale e cavalieri di Rodi ànno lor principio. Ivi dentro dal palagio di questo spedale sono CºLXIIII. pilastri di pietra, e nel muro del palagio, oltre a questi, ve ne sono LIIIIº. che sostengono la chiesa chiamata nostra Donna maggiore. E ivi, assai d'appresso, è un'altra chiesa, chiamata nostra Donna latina. E ivi Maria Cleofe e Maria Maddalena si scapigliorono, quando il nostro Signiore fu posto in croce. E di là dalla chiesa del santo sipolcro, verso oriente, è una bellissima casa ritonda, alta, coperta di piombo, e d'intorno vi sono grandissime piaze sanza case; ed è tutta la piaza lastricata di marmo bianco; e i saracini non vi lasciono entrare nè cristiani nè giudei, però che e' dicono, che così brutta gente non debono entrare nè tocare così fatto luogo. Ma io v'entrai, e altrove, dove i' volli, per la virtù delle lettere del Soldano, ne le quali era speziale comandamento a tutti e suoi sudditi, che loro mi lasciassino entrare dove che io volevo, e generalmente a fare quelo che io volevo, salvo cosa che fussi contro alla reale degnità del Soldano e della sua legge.

DELL'ONORE CHE FANNO E SARACINI ALLE LETTERE DEL SOLDANO.

Ai suoi comuni servidori, che vogliono da lui grazia, egli non gli dona altro che un segno che porta inanzi al petto; al qual segnio e saracini fanno gran riverenzia non altrimenti che come noi facessimo al corpo di Cristo. Ancora sanza comparazione feciono magiore riverenzia alle lettere che io avevo, però che gli amiragli e' signiori a chi e' l'erono mostrate, prima che le ricevessino, sì si inginochiavono; poi le toglievono e mettevonle sopra la lor testa; e poi le legevono inchinati con gran riverenzia; e poi s'offerivono di fare ciò che piace al portatore di quelle. In quello tempio solevono già esere calonaci religiosi overo regolari con uno abate, a chi ubidivono. In questo tempio era Carlo magnio quando l'angiolo gli portò il prepuzio del nostro Signiore[54] el dì della circuncisione. Dipoi Carlo lo portò alla cappella d'Eris, dilungi da lì sette leghe. E dipoi Carlo calvo lo fece portare a Poitieros, e doppo fu portato a Chartres. Sappiate che questo non è il tempio che fece Salamone.

QUI DISCRIVE QUANTO DURÒ IL TEMPIO DI SALAMONE.

El tempio che fece Salamone non durò se non Me. Cº. e due anni, perchè Tito, figliuolo di Vespasiano imperadore di Roma, avendo tenuto lungamente l'assedio contro a Gierusalem per distrugere e giudei, però che avevono morto el nostro Signiore sanza licenzia dello imperadore, preso che ebe la città, arse e distrusse il tempio e uccise undici mila centinaia di giudei; e gl'altri prese e sì gli vendeva XXX. per un danaio d'ariento. E, dopo alcun tempo, lo imperadore Giuliano dette licenzia a' giudei di redificare lo tempio, perchè questo Giuliano, el quale era cristiano e fu monaco rinnegato, aveva e cristiani in odio. E quando ebono quasi fornito el tempio, per divina volontà, venne un tremuoto che guastò ciò che egli avevono fatto. Dipoi Adriano imperadore, che era di quegli di Troia, rifece la città di Gierusalem col tempio in quella medesima forma che prima l'aveva fatto Salamone; e non voleva che giudeo, nè altri vi dimorassi, salvo che' cristiani. Questo imperadore fece murare e serrar la chiesa del santo sipolcro apresso alla città, che prima era dilungi di fuori della città, e volle mutare el nome di Gierusalem, e chiamolla Elia, ma questo durò poco. Item, sappiate, che' saracini fanno gran riverenza a questo tempio, e dicono che 'l luogo è molto santo, e sì v'entrono scalzi, spesso inginochiandosi. E quando i mie' compagni e io vedemo questo, alora ci scalzamo, pensando che più tosto a noi si conveniva, che agli infedeli: di ciò avemo gran compassione.

QUI DESCRIVE LA FORMA DEL TEMPIO.