Item, al capo di questo monte, inverso settentrione, è uno forte castello chiamato Saphor, et è posto apresso di Chapharnau ne la terra di promissione; non è castello sì forte, e di sotto è una buona villa, chiamata Saphor. In questo castello nacque santa Anna, madre di nostra Donna; e di sotto fu la casa di Centurione; e questo luogo fu chiamato Galilea da le gente che furono date a le tribù di Zabulon e Nefthali. E ritornando da questo castello, a XXX. miglia, è la città di Naan, che altrimenti è chiamata Selmas. Di questa fu Cesaro figliuolo d'Apollo, el quale sedeva apresso del monte di Libano, dove comincia il fiume Giordano. Ivi comincia la terra di promissione, e dura infino a Bersabè di lungo andando, verso Bissa, infino a mezo dì, e tiene per largo Cº. LXXX. leghe: e da Ierusalem al Giaffo sono LX. leghe lombarde, che sono piccole: queste non sono leghe di Guascogna, nè di Provenza, nè de la Magnia, le quale son grande. E sapiate che la terra di promissione è in Siria, perchè il reame di Siria dura d'Arabia infino a Colizia, cioè la grande Armenia; e questo è da mezzodì verso Bissa, e da oriente inverso occidente, dal gran diserto d'Arabia insino al mare d'occidente. E in questo reame di Siria sono più province, come è Palestina, Gaza, Galilea e Giudea, e senza molte altre di questo paese.
DELL'USANZA DI QUESTO PAESE, E DI DIVERSE MANIERE DI CRISTIANI E DI LOR COSTUMI, E COME E' FANNO LA LORO CONFESSIONE, E DELLE AUTORITÀ, LE QUALE ALLEGONO PER LORO OPPINIONE.
Egli ànno una usanza, che quando una città o un castello à intorno l'assedio e non possono mandare fuori e messaggi, egli legono le lettere al collo a certi loro usati colombi talmente amaestrati, e quali portono e riportono e lor messaggi, perchè questi colombi sono notriti che vanno da l'un luogo a l'altro, e quali luoghi sì usono comunemente. E sapiate, che tra questi saracini, in ogni parte dimorono molti cristiani di molte maniere e di molti nomi, tutti battezzati; e ànno diverse lingue e diversi costumi, ma tutti credono in Dio Padre e Figliuolo e Spirito Santo; e tutta via mancono in alcuno articolo della fede. Alcuni si chiamono Giacobini, perchè santo Iacopo si convertì e santo Giovanni Batista gli battezzò. Questi dicono che solo a Dio si debe confessare e peccati, e none agl'uomini, perchè si debbe chiamare in colpa in verso colui che si offende: e dicono, che nè Idio, nè e profeti non ordinorono mai che niuno si confesassi da altri che da Dio; sì come disse Moisè nella Bibbia: e per questo disse David nel Salterio: Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo; e altrove: Delictum meum cognitum tibi feci, quia Deus meus es tu et confitebor tibi; però che e' sanno tutta la Bibbia e el Salterio, ma non allegono le autorità latine, anzi nel loro linguagio assai convenientemente, sì che e' dicono, che David e gli altri profeti si concordiano co e nostri dottori e con alcune de le loro openione, e massime con santo Agostino, dove dice: Qui scelera sua cogitat et conversus fuerit, veniam inveniat. Cum Gregorio: Domine potius mentem quam verba inspicies respicis; et cum sancto Hilario: Longorum temporum crimina in ictu oculi pereunt si cordis nata fuerit compunctio. E però dicono, che solo a Dio si debono confessare e sua peccati, e a lui promettere d'emendare. Però, quando si vogliono confessare, s'accendono fuoco allato a loro e sì vi gettono dentro incenso e altre spezie odorifere, e nel fummo si confessono a Dio, e dimandono misericordia. Ed è vero, che questo confessare è naturale e primitivo, ma e santi padri e' papi che sono venuti da poi, ànno ordinato di fare la confessione a l'uomo, e per buona cagione; perchè egli ànno riguardato che niuna malizia può essere sanata, e non si può dare buona medicina, se prima non si sa la qualitade e non si conoscie la natura del male; e per lo simile non si può dare buona penitenzia, se prima non si sa la qualitade del peccato; però che e peccati non sono equali ne' luoghi e nei tempi, e però si conviene sapere la qualità de' peccati, e, secondo quegli, dare la debita penitenzia. Item, vi sono altri cristiani chiamati soriani, e tengono el mezo de la fede tra noi e' greci: eglino portano barbe a modo che fanno e greci, e fanno sacrificio di pane lievito; e nel loro parlare usono lettere saracinesche, ma nel misterio della chiesa usano lettere greche, e fanno la loro confessione a modo di iacopini di sopra detti. Altri cristiani quivi sono, chiamati Giorgiani, e quali convertì santo Giorgio, e lui onorono più che altro santo di paradiso, e sempre lo chiamono in ogni suo aiuto. Questi, che vennono del reame di Giorgia, portono cheriche rase tonde, cioè e preti; e i laici quadrata la portono, e questi tengono la lingua greca[65]. E altri vi sono chiamati cristiani dalla cintura. Altri sono Ariani, altri Nubiani, altri Indiani, che sono della terra del prete Giovanni, e tutti questi ànno alcuno articolo della fede nostra e negli altri variono; e perchè troppo sarebe lungo el parlare di tutti, però di ciò farò fine.
DEL SITO DI DAMASCO, E DA CUI FU EDIFICATO, E DELLA BELLEZA E ABUNDANZIA SUA; E COME SANTO PAULO, EL QUALE LEGGEVA FISICA IN DAMASCO, FU CONVERTITO.
Poi che io v'ò divisato alcuna parte delle genti che dimorano infra quegli termini, io voglio ritornare al mio camino. Per ritornare di qua adunque, chi vuole ritornare da la terra di Galilea, de la quale io ò parlato, e' à a venire per Damasco, che è molta bella città e molto nobile e piena d'ogni mercatanzia: è tre giornate dilungi dal mare, e V. giornate dilungi da Gierusalem. Tutto le loro mercatanzie portono sopra cammelli, cavagli, muli e drumedarii e altre bestie infino alla città, e le mercatanzie vengono per mare, cioè d'India, di Persia, Caldea e della grande Armenia e da altre nazione[66]. Questa città edificò Eliseo Damasco, famiglio e spenditore d'Abraam, prima che fusse nato Isach, perchè e' si credea rimanere erede d'Abraam, e chiamò la città del suo propio nome, Damasco. In quela piaza dove fu edificato Damasco, Caino uccise il suo fratello Abel; e allato di Damasco è el monte Seir. In questa città e di fuori sono assai fontane e molti be' giardini e assai diversi frutti: niuna città si potrebe comparare con questa di begli giardini e di begli palagi. La città è grande, e ben murata a doppie mura, e è ben pulita. Ivi sono molti fisici, e santo Paulo, prima che fussi convertito, ivi era fisico per mantenere il corpo in sanitade; ma da poi la conversione, diventò fisico dell'anime; o santo Luca Evangelista fu suo discepolo, per imparare fisica, e molti altri; e però che san Paolo teneva scuola di fisica, e ivi appresso Damasco fu convertito. E dapoi tre dì a la sua conversione, nella città stette sanza vedere, nè bere, nè mangiare; e in questi tre dì fu aperto il cielo, ove e' vedeva di molti secreti del nostro Signiore. Assai apresso a Damasco è un castello, chiamato Arches.
QUIVI DESCRIVE EL SITO DELLA CHIESA DI NOSTRA DONNA DI SARDEMACO E DELLA INMAGINE SUA, LA QUALE È IVI DIPINTA CON DIVERSI COLORI; E POI DESCRIVE LA VALLE DI BELIAR, LA CITTÀ DI TRIPOLI E LA CITTÀ DI BARUTI, OVE SANTO GIORGIO UCCISE EL DRAGONE.
Di Damasco si viene alla chiesa della vergine Maria di Sardemach, che è V. leghe dilungi da Dammasco, e siede sopra a un sasso: e quivi è un bello luogo simigliante a un castello, e ivi è assai belle chiese. Quivi dimorono monaci cristiani, e di sotto a la chiesa è una bella volta, ove dimorono cristiani, et evvi molto buono vino; e nella chiesa di rieto al grande altare nel muro, è una bella tavola di legnio, dove è la immagine di nostra Donna, e fu già dipinta di colori, e quali poi si convertirono in carne per divin miracolo; e la detta tavola sempre è unta a modo d'olio d'uliva; e di sotto è un vaso bene aconcio per ricorre l'olio che gocciola; o di questo olio è donato a' pellegrini che si lavano, però che questo olio viene per divino miracolo: e questo olio sì libera el cristiano da molte malattie; e sì dicono, che chi guarda questo olio nettamente, infine di sette anni sì si converte in carne e in sangue. Da Sardemach si va per la valle di Beliar, la quale è molta bella e fruttifera; e giace questa valle fra montagnie; e sono quivi di belle riviere e di be' prati e di grandi pasture per bestiame; e vassi per le montagnie di Libano, che durono da la grande Armenia verso Bissa, infino a Adam, che è inverso mezo dì, al cominciamento della terra di promissione, sì come è detto di sopra. Queste montagne sono fruttifere: quivi sono di belle fontane, cedri e cipressi, e molti altri alberi; quivi sono di molte belle ville e ben popolate. Dal capo di queste montagnie, fra la città di Arca e la città di Baphian, è una riviera chiamata Sabbataicor, però che il sabato corre fieramente e gl'altri giorni di poco o niente. E tra queste montagnie è un'altra riviera, la qual di notte si ghiaccia fortemente, e 'l dì non è punto aghiacciata. E, ritornando per queste montagnie, si va a una montagna grande e alta, chiamata la Gran Montagna, dove è una gran città chiamata Tripoli. In questa città dimorono molti cristiani buoni, sicondo la nostra legge. Di quivi si va a Baruth, dove san Giorgio uccise il dragone: quivi è buona villa e buon castello forte, come è sopra detto; ed è tre giornate di qua da Sardemach a Baruth, e XVI. leghe dalla città di Sidona in mare. Chi vuole rivenire per di verso Cipro, o vero vien per terra infino al porto di Siron, o vero di Tiro; e di là si viene in Cipro in poco tempo, perchè gli è sotto; o veramente si va dal porto di Tiro più dritto sanza andare in Cipro, perchè si torce ad arrivare ad alcuni porti di Grecia; e doppo si viene a quele parte che altre volte v'ò iscritte. E poi che io v'ò dette e mostrate le vie per le quali si va primamente, per lo più lungo camino, a Babillonia e al monte Sinai e altri luoghi, e quali v'ò di sopra detto, e per quel camino si ritorna pelle terre di promissione; ora vi vo' discrivere la diritta via per andare dirittamente a la santa città di Gierusalem. Però che molti vanno a Gierusalem, che non ànno intenzione di pasare più oltre, o perchè non ànno suficente compagnia, o perchè non possono sostenere le fatiche, o perchè ànno dubio di passare e diserti, o perchè ànno fretta di tornare alle moglie o a' figliuoli, o per altre ragionevol cagione, qui brievemente dirò dove si può andare sanza mettere troppo tempo, e sanza lungo indugio, sì come altre volte v'ò detto.
DELLA VIA PIÙ BRIEVE PER ANDARE ALLA TERRA SANTA PER MARE, E DELLE COSE CHE SI TRUOVONO PER LO CAMINO.
Chi dalle parti occidentali si va per Francia, e per Borgogna, e per Lombardia, al porto di Vinegia, o di Genova, o ad altro porto di que' confini, vassi per mare a l'isola di Gieph, che è de' genovesi; e poi s'arriva in Grecia al porto di Miroth, o di Valona, o di Durazo a uno degl'altri porti: poi si va per terra per dirizarsi, e asai presto si torna al mare; e vassi diritto in Cipri sanza entrare ne l'isola di Rodi; anzi si lascia da lato, chi vuole, e arivasi al porto di Famagosta, el quale è principale porto di Cipri; o vero al porto di Limissa; e poi s'entra in mare, e vassi, passando el porto di Tiro; e, sanza montare altrove, si passa per mare, costeggiando tutta via da questa banda infino a la cità del Giapho: e questo si è il più propinquo porto a Gierusalem. Da questo a Gierusalem non è altro che una giornata e mezo, che sono leghe XVI, sì che, andando da Giapho, si va per terra alla città di Rama, la quale è assai presso al Giapho; ed è bela città e dilettevole. E di fuori di Rama, verso mezo dì, è una chiesa di nostra Donna, dove il nostro Signiore si mostrò in tre ombre, che significono la Trinità. Ivi apresso è un'altra città, chiamata Diospoli, e soleva esere chiamata Sibda, ed è bene abitata; e ivi è una chiesa di san Giorgio, dove fu lapidato. Di là si va al castello d'Emaus, e dipoi al monte Sora, ove giace Samuel profeta; e di qui si va a la città di Gierusalem: e apresso el camino, si è Ramata e il monte Modon, onde fu Mathathias padre di Macabeo; e ivi sono le lor tombe. Item, allato a Ramata è la villa di Theuch, della qual fu Amos profeta: ivi giaciono e santi pellegrini, che muoiono in Gierusalem: altre volte avendone parlato, al presente non vi dirò più. Io voglio ancora ritornare a un'altra via, per la quale si va la magior parte per terra.