Il tacchino maltratta i suoi compagni del cortile, ma i suoi atti sono per lo più ispirati sempre ai piaceri venerei piuttosto che alla malvagità innata del pavone.
Buona, docile e soddisfatta si trova l'anatra in mezzo a tutti i pennuti del cortile: non così l'oca che eccede per la sua malvagità. Ed in fatto di malvagità ha il primato in particolar modo l'oca d'Egitto: l'occhio piccolo e giallastro, circondato da un disco di piume nere, contribuisce a mettere in evidenza il carattere malvagio di questo interessante Lamellirostro.
Niente di più perverso dell'oca d'Egitto, che si compiace di regnare sovrana nel pollaio tenendo a bada tutti i polli, i tacchini e finanche le perfide galline di faraone, insomma quest'oca è un vero camorrista egiziano; però, purchè il pollaio sia un po' vasto, l'oca d'Egitto tollera la presenza dei polli tenendoli a rispettosa distanza, ma si commetterebbe un'imprudenza di volervi unire anche delle anitre per le quali ha il più profondo disprezzo di questo mondo. Succede spesso che nel gennaio, all'epoca della prima deposizione, l'oca non vi si mostra disposta ed è perciò contraria alle carezze del marito — guai! il furore il più cieco invade il maschio acceso di libidine, ed allora la povera moglie, in compenso del suo ostinato pudore, riceve solenni beccate sulla testa al punto da restarne totalmente pelata — la povera moglie si nasconde come meglio può e, se il parco abbonda di cespugli, potrà sottrarsi alle ire del marito libidinoso.
NOTE:
[1]. Carlo Darwin — «La espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali.» (Versione italiana di Giovanni Canestrini).
[2]. Ecco come il Darwin pone questo suo principio: «In date condizioni dell'animo, per rispondere o per soddisfare a date sensazioni, a dati desiderii, ecc... certe azioni complesse sono d'una utilità diretta o indiretta; e tutte le volte che si rinnovella il medesimo stato di spirito, sia pure a un debole grado, la forza dell'abitudine e dell'associazione tende a produrre gli stessi movimenti, benchè d'uso veruno. Può nascere che atti ordinariamente associati per l'abitudine a certi stati di animo sieno in parte repressi dalla volontà; in tali casi, i muscoli sopratutto quei meno soggetti alla diretta influenza della volontà, possono tuttavia contrarsi e produrre movimenti che ci paiono espressivi. Altra volta per reprimere un movimento abituale, altri leggieri movimenti si compiono, e pur essi sono espressivi.
[3]. «Certe condizioni dell'animo, come abbiamo veduto nell'associazione delle abitudini utili, dànno luogo a certi movimenti abituali, che in origine furono realmente utili, e possono esserlo ancora; quando poi si produce uno stato d'animo affatto inverso, si manifesta una tendenza energica ed involontaria a movimenti inversi del pari, abbenchè non siano mai stati di utilità veruna.»
È questo il concetto esposto dal Darwin epperò il principio dell'antitesi trova molti oppositori nello stesso campo dei darwinisti che lo trovano artefatto, inutile. I fenomeni di espressione possono spiegarsi ampiamente col 1º e col 3º principio del Darwin; tale è almeno l'opinione del Canestrini che in una sua nota dice: «Resta sempre indiscutibile il merito del Darwin di aver rilevato ed illustrato il fatto che sotto l'impero di contrari impulsi della volontà si compiono spesso atti di natura contraria.»
[4]. Riepilogo. — (Darwin. Espressione dei sentimenti — traduz. italiana per G. Canestrini). — La fluttuante irradiazione della forza nervosa delle cellule che han ricevuta la prima impressione, — la lunga abitudine d'una lotta penosamente sostenuta per isfuggire alla causa del dolore, — e finalmente la coscienza che l'azione muscolare è un sollievo, — questi tre elementi probabilmente concorsero a produrre la tendenza ai movimenti violenti, quasi convulsivi, provocati da un violento dolore fin negli organi della voce e che ne sono (è universale il consenso) la più perfetta manifestazione espressiva.
[5]. Carlo Darwin. La espressione dei sentimenti — traduz. italiana di G. Canestrini. — «Tutti questi sintomi del furore sono probabilmente dovuti in gran parte all'azione diretta del sensorio eccitato; taluni sembrano eziandio dipendere in modo esclusivo da quest'ultima causa. Tuttavia gli animali di ogni specie, e prima d'essi i loro progenitori, risposero alle minacce o all'attacco del nemico impiegando ogni loro energia per combattere e difendersi. Se un animale non si mette così in istato di piombar sul nemico, se non ne ha l'intenzione, o per lo meno il desiderio, non può dirsi, in verità, che sia furioso. Gli è così che un'abitudine ereditaria di sforzo muscolare ha dovuto associarsi al furore, e quest'abitudine agisce direttamente od indirettamente su parecchi organi, quasi nella stessa maniera con cui agisce un gran dolore fisico.»