Fisiologia della collera. — Come si manifestano le sensazioni della collera, del furore, lo abbiamo già accennato nella esposizione sommaria dei tre principi del Darwin: il nostro compito si restringe ora a mettere in evidenza, mediante cenni descrittivi, le cause che promuovono la collera nelle specie avine, nonchè gli atti ai quali queste si abbandonano allorchè subiscono l'influenza della stessa.
In nessuna specie avina l'odio pel suo simile è tanto accentuato come nel gallo, mentre che lo stesso non odia affatto gli altri pennuti del cortile: così il più feroce gallo vive in buona intelligenza colle oche, colle anatre, col tacchino, colle faraone, ecc., ma non tollera la compagnia d'un suo simile.
L'uomo, avido sempre di emozioni brutali, ha messo a profitto la ferocia accanita con cui si attaccano a morte quei fieri pennuti, creando i combattimenti dei galli, ma come se ciò non bastasse, ha fabbricato anche apposite razze di combattimento selezionando gli individui non solo a norma dei loro speciali requisiti fisici, ma anche in base al loro carattere feroce, crudele. Egli è evidente che, con siffatta selezione, i campioni che allietano quei barbari spettacoli debbono rappresentare il non plus ultra della malvagità, della crudeltà, della ferocia.
I greci emersero in questo genere di sport ed i romani furono loro degni imitatori: Columella, Plinio ed altri ne parlano e pare che Rodi aveva il primato in siffatti spettacoli. Sino alla fine del secolo scorso, in Inghilterra le arene dei galli erano frequentate dalla corte e perciò gli spettacoli erano solenni e sfarzosi: tanta depravazione di gentilezza d'animo trovò eco in Francia e nella Spagna.
Attualmente continuano a darsi spettacoli del genere a Londra, a Parigi, a Madrid, ma gli stessi non hanno veste ufficiale e sono segretamente tollerati dalle autorità; ma a quanto sappiamo il pubblico che frequenta queste piccole arene è composto di un elemento ove la crapula, il vizio e la demoralizzazione hanno il sopravvento.
Difatti ivi si tengono scommesse, si quotano i galli, ecc., scommesse che hanno il loro riscontro nelle corse dei cavalli. Alle isole Filippine, alle isole della Sonda, a Giava, in Cina, ecc., i combattimenti dei galli sono sempre in gran voga come lo erano in Inghilterra nello scorso secolo: non vi è indigeno che non allevi galli da combattimento, non vi è indigeno che non frequenti le arene dei galli: anche colà le scommesse sono all'ordine del giorno ed un nostro amico, capitano di marina mercantile, ci diceva, non ha guari, di aver visto varie persone a Giava ridotte nella più desolante miseria; alla sua domanda: «come ha fatto Tizio a rovinarsi» gli si rispondeva: «si è rovinato coi galli». Da noi si risponderebbe: si è rovinato al lotto, si è rovinato al giuoco, si è rovinato colle belle donnine, ecc., ma certamente non si troverebbe nessun bell'umore rovinato coi galli.
Il colombo non nutre certamente l'odio spietato per i suoi simili come il gallo, ma, astrazione fatta forse del fagiano, si può impunemente classificarlo subito dopo il pollo nella scala dell'odio, della gelosia e della collera degli animali da cortile. Vi sono razze di colombi che riesce impossibile di tenere nelle grandi colombaie a causa della loro malvagità: le stesse disturbano quelli intenti a covare e fanno perciò rompere le uova nei nidi, non di rado fanno perire i piccioni schiacciandoli o assalendoli a colpi di becco; egli è necessario che siffatto canagliume venga isolato dalle grandi colombaie. I colombi corrier pare che abbiano il primato nell'odio per i loro simili: noi per propria esperienza troviamo nel colombo romano il più perverso, il più feroce rappresentante dell'odio — se si volessero selezionare i più cattivi, siamo sicuri che in pochi anni avremmo una razza di colombi combattenti che potrebbero andare a rovinare in finanze gli indigeni di Giava. I colombi romani vanno tenuti in poche coppie in colombaie vaste ove non sianvi che pochi posatoi lungo i muri e fatti in modo che vi si possa collocare un sol colombo: i nidi che non siano mai scoperti sul davanti e fatti in modo che il colombo che cova non sia visto da fuori.
È pure consigliabile la colombaia aperta poichè i colombi staranno spesso fuori e nel colombaio vi sarà perciò sempre più tranquillità: nella nostra colombaia che è rappresentata da una stanza quadrata di 4 metri per lato vi teniamo solamente 3 coppie che possono uscire per la finestra che è sempre spalancata — per costringere i colombi a non poltrire nella loro abitazione, e per vieppiù tenerli divisi, non mettiamo l'acqua nella stanza: con siffatta pratica quei furibondi sono costretti ad uscire per abbeverarsi ed hanno conseguentemente meno occasione di trovarsi tutti riuniti nella loro colombaia.
Il tacchino, il pavone, la gallina di Faraone, l'oca e l'anatra, non hanno innato l'odio per i loro simili al punto dei galli, dei colombi, e fagiani, ecc., poichè concentrano tutte le loro ire, la loro gelosia sulle altre specie del cortile: così questi vigliacchi, consci della loro supremazia su d'un'altra specie, la tengono a bada mentre che l'evitano vigliaccamente quando ne conoscono la maggiore forza.
Il più odioso di questi pennuti è certamente il pavone poichè sa fingere, sa nascondere i suoi tristi piani e metterli poi improvvisamente in esecuzione, e guai allora: le sue beccate sono rare ma mirano al segno. Abbiamo costantemente osservato nei nostri pavoni l'atto vigliacco di accostarsi indifferentemente al pollo, quindi ripiegare indietro il collo a forma di S e dopo una breve pausa stenderlo improvvisamente e colpire nell'occhio: un bel gallo Langshan ed un povero galletto Bantam, perdettero ciascuno un occhio in questo giuochetto del pavone. Nel compiere quell'atto vilissimo, il pavone mostra sempre il più ributtante cinismo: la povera vittima manda un acuto grido di dolore, ma il pavone non si dà la minima briga di inseguirlo, di guardarlo. Da quanto abbiamo accennato sul conto del pavone risulta che lo stesso va tenuto nei vastissimi cortili, nei parchi, ecc., poichè il suo contatto troppo immediato coi polli, che si verifica negli spazi ristretti, lo spinge più facilmente alle sue cattive azioni.