È veramente degno di nota la premura con cui il maschio spinge la femmina al nido per imporle la deposizione delle uova. Questo atto del colombo trova la sua spiegazione nella gelosia, e difatti il Prütz afferma che dopo la fecondazione la femmina trovasi in uno stato che è talvolta accentuato nel gentil sesso della specie umana: essa sarebbe disposta ad accettare il coito da altri maschi ed allora il previggente marito la spinge a colpi di becco al nido e trova pace soltanto quando le uova son deposte. Durante la deposizione il cerbero geloso monta la guardia al nido: le uova vengono deposte sempre nelle ore pom. e cioè fra le 4 e le 7 il primo uovo e fra le 12 e le 2 il secondo — quest'ultimo con un intervallo di 3 giorni dalla deposizione del primo. Dalla deposizione del secondo uovo corrono 19 giorni prima che vengano a luce i piccini ed allora, più che durante il periodo dell'incubazione, l'amore dei genitori per la loro amata prole offre un quadro squisitamente gentile allo sguardo dell'osservatore. Nei primi 10 giorni i piccini vengono amorosamente custoditi sotto la madre — questa, alla solita ora che soleva lasciare le uova, lascia ora anche i neonati per evacuare le feci, per ristorarsi e per riposarsi, nel mentre che il maschio assume provvisoriamente la cura della prole. Verso il 10º giorno i piccini che avevano gli occhi chiusi cominciano ad aprirli ed allora i genitori tralasciano la cura di riscaldarli sotto di loro nelle ore del giorno continuando tale pratica soltanto nella notte per altri 5 o 6 giorni. Nei primi 8 o 10 giorni della loro esistenza i neonati ricevono l'imbeccata dai genitori e la stessa consiste in una pappa sierosa che proviene dal rigonfiamento della mucosa dell'ingluvie, dopo questo lasso di tempo la pappa comincia a diminuire gradatamente venendo rimpiazzata equamente dai grani rammolliti nel gozzo finchè l'imbeccata si compone esclusivamente di grani rammolliti. La pappa sierosa che vomitano i colombi nel becco dei loro neonati non può essere emessa a volontà dai colombi, ma solamente nell'epoca che abbiamo sovraccennato: di tal modo se per un caso qualunque si volessero rimpiazzare i piccini nel nido con due di altra provenienza sarebbe indispensabile che gli stessi avessero la stessa età di quelli da rimpiazzare poichè in caso diverso la nutrizione non sarebbe confacente ai nuovi ospiti. Epperò il Prütz nel suo dotto libro sui colombi afferma che avvi dei colombi che si distinguono appunto per la loro speciale attitudine a covare: questi animali covano anche senza uova e perciò vengono chiamati covatori della paglia (Strohbrüter); gli stessi si dànno il cambio regolarmente come se avessero le uova nel nido ed accettano di covare le uova che vengono loro affidate — queste se provengono da una incubazione di diversi giorni schiuderanno sotto i nuovi covatori in pochi giorni. I covatori della paglia non ostante che non hanno percorso lo stadio regolare dell'incubazione nutriscono i neonati egualmente come se avessero covato per 19 giorni cioè imbeccano i piccini con pappa sierosa. Questi colombi sterili sono preziosissimi nelle colombaie ove abbondano dei cattivi covatori e li abbiamo citati perchè ci offrono un sapiente esempio dell'amor paterno dei colombi: negli stessi questo sentimento è talmente innato che molti di loro adottano uova e piccioni non propri, un esempio d'amor paterno che trova riscontro, come già dicemmo, nei capponi-chioccie.

Se però il colombo talvolta vien meno alla fedeltà coniugale, la colomba, più facilmente ancora, cade nel fango dell'adulterio e talvolta ha financo lo stomaco di abbandonare il proprio marito per unirsi ad un altro che gli ispira maggiore simpatia: questo caso si verifica particolarmente, al dire del Bonizzi, quando i maschi sono vecchi. La castità dei colombi è dunque un modo di dire, e chi ha allevato anche pochi di questi uccelli avrà potuto convincersi che il vizioso, il debosciato e la femmina spudorata non sono solamente trovabili nella specie umana, ma bensì anche fra le caste e pure colombelle.

Gli atti che precedono l'accoppiamento dei colombi sono molto espressivi ed è specialmente caratteristico l'atto del bacio e delle carezze che si ripetono per diverso tempo prima che avvenga il coito: questo atto brutale, viene così circondato da un'aureola di poesia nel mentre che nel pollo predomina in quel momento la più eloquente prosa.

Il fagiano nelle sue vicende amorose si comporta quasi a similitudine del pollo nel mentre che il pavone è molto meno espressivo di essi, e meno ancora lo è la gallina di Faraone.

Molto espressivo è invece il tacchino nei suoi impeti amorosi: chi non conosce l'affetto delle tacchine per la prole, la loro passione all'incubazione, ecc. Il maschio non nutre tenerezza alcuna per la prole e per le compagne, ed in tutte le sue manifestazioni ha il sopravvento la massima espressione prosaica. Ciò che va notato in particolar modo è la sua libidine: un oggetto qualunque trovato a caso come una pantofola, una scarpa, ecc. viene preso d'assalto dal tacchino che vi ci compie sopra l'atto dell'accoppiamento ed orribile a dirsi, quest'atto lo vedemmo compiere incessantemente da due o tre tacchini sulla carogna d'un cane: d'altronde anche i colombi s'abbandonano a queste laidezze e similmente i polli, ma per quanto risulta per nostra scienza sono oggetto di libidine carogne della stessa specie. Epperò un animale tanto dedito ai piaceri venerei quale è il tacchino, per quanto ci consta, non è mai pederasta paziente come lo è talvolta il casto colombo e rarissime volte il gallo.

Le anatre e le oche stanno allo stesso livello nella espressione dei sentimenti amorosi: l'istinto della maternità è anche alquanto bene sentito in queste due specie: l'anatra muschiata, p. es., cova con tutta facilità e non occorre, come per molte altre specie affini, prepararle un nido isolato e lontano dai rumori, poichè essa si adatta a covare come meglio può. Nelle anatre, questa specie è certamente la più propensa all'incubazione e rappresenta nei suoi congeneri ciò che è la razza Cocincinese nei polli: come madre è anche molto apprezzabile poichè circonda delle più assidue cure la sua prole, proteggendola energicamente da qualunque eventuale pericolo: così possiamo raccontare d'un piccolo gatto che venne trucidato da un'anatra muschiata bianca — il misero gattino, non ancora fermo in gambe, non ebbe la forza e la sveltezza di sfuggire alle continue beccate della furibonda chioccia.

L'atto del coito nelle anatre è pure preceduto da mille affettuose carezze che si sogliono prodigare maschio e femmina e quando gli individui dispongono d'una vasca d'acqua quell'atto si compie sempre là dentro, astrazione fatta delle anatre muschiate che, non essendo estremamente proclive a tuffarsi nell'acqua come le loro congeneri, si fecondano anche fuori di quell'elemento.

L'anatra del Labrador non è meno espressiva della muschiata nelle sue manifestazioni materne, e come questa, è pure covatrice assidua e madre eccellente: non così l'anatra di Rouen e nemmeno l'altra di Pechino che in generale sono meno espressive della muschiata e della Labrador.

L'oca in generale è più garrula dell'anatra, ma è forse meno espressiva: epperò l'oca d'Egitto è insuperabile come madre ed è essenzialmente da menzionarsi per la sua fedeltà coniugale e per gli atti di coraggio che mette in evidenza quando ha prole da guidare: essa si avventa risolutamente anche all'uomo senza punto temerlo.

Quando papà Dante pensò all'amore che muove il mondo, non escluse sicuramente i nostri pennuti del cortile dall'obbedienza alle leggi d'amore: noi vi abbiamo dimostrato che questi nostri bipedi nascono, crescono e muoiono per l'amore, e speriamo con ciò di aver colpito nel segno.