Entrato ne l'adorna ed ampia stanza
non men di quelle del signor mio bella,
bella e gioiosa for d'umana usanza
(qual oggi a Marmiròl si rinnovella,
e qual li ombrosi campi sovravanza
in Pietole sul chiaro Minzio, e quella
ch'entro l'antiqua terra di Gonzaga
mostrasi al viatore tanto vaga),

trovamo un spacio quadro d'una liscia
piazza de marmi lustri ed altre pietre.
Ove nel mezzo la fatale biscia,
come sotto acqua fanno le lampetre,
sdrucciola quinci e quindi, ma non fiscia;
ché 'l capo ha di dongiella e par ch'impetre,
col vago suo sembiante, che chi passa
subitamente al suo voler s'abbassa.

S'abbassi tostamente a la sua voglia
di por le mani a quel vietato ramo
e dispiccarne il frutto, onde la doglia
succede poscia al nostro interno, Adamo;
lo qual non mai si vede senza spoglia,
se non dapoi che l'esca di quell'amo
l'attosca sí, che morto ne rimane,
fin che 'l rilevi poi lo empireo pane:

quel pane dolce bianco ed immortale
che pasce in ciel l'angelica famiglia.
Non è morbo né peste sí mortale,
che questo pan, salúbre a chi se 'l piglia
con salda fede, nol risani, quale
fu de' leprosi giá la maraviglia.
Ma guardesi chiunque indegnamente
a un sí soperbo cibo admove il dente!

Soperbo cibo, che d'umilitade
profundissima sorse in mia salute;
soperbo cibo, ove l'alta bontade
cercò d'erger a' morti la virtute;
soperbo cibo, il qual con veritade
convien che 'n corpo e sangue si trasmute,
in corpo e sangue de l'umano Dio,
che disse: — Or manucate il corpo mio! —

Ma come egli togliesse il grave assonto
in sé d'ogni mia colpa su la croce,
avrovvi a dir col tempo, s'io m'affronto
a un stil piú grave, e non piú che veloce.
Ché se d'altri concetti al giogo monto
col senso, non sussegue poi la voce
se non debile e inferma; come chiaro
si vede ch'io non so, ma tardo imparo.

Vedrò, se 'l debil filo non si taglia
nel mezzo del cammin di nostra vita,
quel raggio, ch'ora il senso m'abbarbaglia,
con vista piú vivace e piú spedita.
De' bianchi e negri spirti la scrimaglia
ben tengo de le muse al monte ordita;
ma ch'abbia, se non tutto, almen in parte
di Lodovico attendo il stile e l'arte.

Non piú Merlino, Fúlica e Limerno
oltra sarovvi, ma sol Triperuno.
Tratto son oggi mai di quell'inferno
ove chi faccia ben non vi è sol uno.[328]
Per te, Iesú, per te vedo e discerno
esser del cibo tuo sempre degiuno;
ed «ingannato al fine si ritrova
chi lascia la via vecchia per la nova».

FINISCE LO CAOS DEL TRIPERUNO.