Poscia chi per il piè, chi per l'orecchia
lo tranno a terra giú quelle fanciulle,
mentre l'altare e 'l foco una apparecchia.
Ciascuna par che 'n quello si trastulle
svenarlo, e qui s'accoglie e si sorbecchia
tanto del sangue suo, che 'n tante mulle[176]
le vidi esser cangiate a me davante,
e 'l foco stesso le arse tutte quante.

E 'l mirto similmente in altra forma
mutarse vidi, ch'ogni suo rampollo
contrasse al tronco dentro, e si trasforma
in bella donna, e gambe e braccia e collo;
e 'l lupo, il qual sul lido par che dorma,
prende a l'orecchia, e dritto sullevollo,
cangiato omai di lupo in un destrero:
sáltavi addosso e sgombra via 'l sentiero.

Io la conobbi, aimè! nel sguardo acuto,
acuto sí, ch'anco smovermi puote
dal bel proposto e farmi sordo e muto
a le preghiere d'ogni effetto vòte
de l'altre donne; anzi mi faccio un scuto[177]
d'infamia contra il ben che mi percuote,
e gridami nel capo, mi urta ed ange,
ma nulla fa, ché 'l suo voler si frange.

Onde le donne insieme neghittose,
poi ch'e' soi prieghi gittaron a l'aura,
in un pratel de gigli, viole e rose,
sott'ombra de la petrarchesca Laura,
stetter in cerchio contra me sdegnose;
ed un quadrato altare qui s'instaura,
sul qual, mentr'arde un tenero licorno,
ivan quelle piangendo intorno intorno.

Io pur, quantunque l'ascoltassi invito,
la fin volsi veder del sacrificio,
ch'un nuvol bianco su dal ciel partito
sí mi l'ascose, e per divin giudicio
tal tono seco fu, che tutto 'l lito
tremò d'intorno, e sparve lo edificio,
le donne, la matrona e 'l nuvol anco,
restando pur la via del lato manco.

Stavami, su quel punto che la terra
tutta tremò, non men for di me stesso
che 'l viandante, il quale mentre ch'erra
cercando un tetto, perché un nimbo spesso
li tona in capo, il fulmine si sferra
dal ciel gridando e piantasigli appresso,
ché un'alta pioppa in sua presenzia tocca
e tutta in foco e fumo la dirocca.

— Non temer d'alcun ciel che ti minaccia,
ché bella botta non mai colse augello! — [178]
A cotal voce rivoltai la faccia,
ed ecco un uomo lieto, grasso e bello
mi sovraggiunge e stretto a sé m'abbraccia.
S'io gli fussi figliol, padre o fratello,
io l'addimando vergognosamente.
Chi fusse, egli rispose immantenente.


LA CAROSSA

MERLINUS COCAIUS