Merlino. Non lo farò io giammai: tu canti a me e non a te.
Limerno. Non voglio per niuna guisa esserti ritroso; e perché di cotesta materia latina ho molta penuria, e tu vi hai pur piantato ostinatamente lo chiodo ch'io non debbia se non latinamente cantare, non mi ritraggo a dirti alquanti versi da me ancor fanciullino composti, trovandomi su quello di Ferrara in certa villa, mandatovi da mio padre per imparare lettere appresso d'un prete, lo quale molti scolari teneva soggetti, e piú li belli che li brutti; nel qual luogo, per corruttela di grosso aere, soprabbondavano tante biscie, rane, zenzale e pipastrelli, che uno inferno mi pareva di tormentatori. Laonde, ritrovandomi ogni sera in guisa d'un Lazzaro mendico tutto da le punture di quelli volatili animaluzzi impiagato, cosí al mio maestro puerilmente recitai:
LIMERNUS
O mihi Pieriis liceat demergier undis,
o veniat votis dexter Apollo meis!
Quidquid ago, fateor, sunt carmina, carmina sed quae
non sapiunt liquidas Bellerophontis aquas.
Hic nisi densa palus iuncis et harundine tordet,
hic nisi stagnanti me Padus amne lavat.[220]
Advoco sic musas: pro musis ecce caterva
insurgit culicum, meque per ora notat!
Dum cantare paro fletu mihi lumen inundat,
factaque per culices vulnera rore madent.
Hic quoque noctivagae strident ululantque volucres,
ac ventura nigrae damna minantur aves.
Quid referam pulices, agili qui corpore saltant?
Utraque quos caedens iam caret ungue manus!
MERLINO
Questi toi versi quantunque mi sappiano di puerizia, pur non vi manca l'arte e, per dir meglio, la veritade. Imperocché io molto piú voluntieri abitarei su lo contado di qualunque altra cittade che su quello di Ferrara, non giá perché ella non abbia tutte le bone condizioni che si ricercano in una simil terra, cosí di reggimento come di nodrimento, ma baldamente dirò che causa veruna non le occorre perché de l'aere o sia del cielo ella si debbia lodare, ché, quando la industria piú de la natura non vi avesse provveduto, guai a le sue gambe! Laonde, essendovi non so qual poeta mantoano, per un eccesso non piccolo, destinato dal signore a partirne in onesto esiglio, e giá pervenuto su l'entrata di essa, in queste parole sospirando ruppe:
MERLINUS
Insperata meis salve. Ferraria, curis,
tale sis exilium ne, rogo, quale daris!
Me non parva reum fecit tibi culpa: reatum
ex te num luerit congrua poena meum?
Noster, ais, veni; nostros quoque suscipe ritus;
vivitur humano sanguine, trade cibum!
Mantous culicis funus iam lusit Homerus;[221]
mantous culicum tu quoque gesta cane.
LIMERNO E MERLINO
Limerno. Che quelle bestiuole siano causa per cui lo usar in Ferrara non ti aggrada, malamente te lo credo.