P endono da' pareti alte cortine
R icchissime di seta, argento ed oro,
O ro sopr'oro, dico, spesso e rizzo
C on mille groppi, ziffere e beschizzo;
V asi di pietre di gran pregio e fine
L ungo a le mense fanno un bel tesoro.
A cque rosate, nanfe ed altri odori
T endon spruzzare i pargoletti Amori.
N ascosi molti a le cortine drieto
V anno non so che far, ed escon dopo
N el volto fatti in guisa di piropo
C he furon d'alabastro per adrieto.
AMORE DI TRIPERUNO E GALANTA
I o dunque nudo fra cotanti nudi
N on piú arrossisco, non piú mi vergogno,
F atto di lor famiglia, ove m'agogno
L assivamente in quei salaci studi.
A lato la regina sta Limerno,
T enendole la bocca ne l'orecchia,
O nd'io ne fui chiamato possia al trono.
I n terra umilemente i' m'abbandono,
N anti ch'al primo grado vi montassi,
C he d'altro che de marmi, petre e sassi
E rano, ma sol oro e gemme sono.
D ritto poi sullevato giá m'avento
I n fretta nanti a l'alta imperatrice,
T remando per viltá qual foglia al vento.
I ncomenciò l'altiera: — O Triperuno,
V assallo mio, de gli altri non men caro,
S appi che 'l tuo Limerno saggio e raro
T'ha impetrato da me quel che nessuno
I n questa corte mai gioir non puote.
N ove anni e sei non passa una fanciulla:
A te la dono e facciovi la dote.
C ostei, pronta, vivace, accorta e bella,
V oglio ch'ami, desidri prima ed ardi
C he piagna e canti, assorto ne' soi guardi,
V ersi pregni d'Amor e sue quadrella.
L imerno fia tuo mastro e fida scorta:
L imerno sa quel si ricerca amando.
O h dolce sorte a chi entra cotal porta!
A ffrettati, Lagnilla, e qui Galanta[242]
T ien modo di condur furtivamente,
Q uando ch'ella non esce mai di ciambra. —
V enne la ninfa chiesta finalmente,
E tutto di rossore il viso ammanta.