Limerno. Ditemi la veritá, Fúlica.

Fúlica. Io son presto.

Limerno. Donde veniti?

Fúlica. Da Perissa. Per qual cagione questo mi domandi?

Limerno. Le parole vostre mi sapiono di Carossa: baldamente che Merlino vi ha retenuto ne la catena sua! non gli è mancato una dramma, che questo asino da la bocca vostra non abbia parlato!

Fúlica. Anzi cosí chiaramente con queste mie orecchie io l'ho sentito ragionare, come ora facemo noi.

Limerno. Con diavolo! ch'un asino ha parlato?

Triperuno. Lasciamolo finire, caro maestro.

Limerno. Séguiti a sua posta.

Fúlica. — Confortativi — disse quella voce — o boni uomini, e non abbiate paura, ma siate di forte animo! — Per la qual cosa noi tutti sbigottiti, dattorno vòlti, guardavamo se alcuno vi fusse che noi, senza esserne avveduti, ascosamente ascoltasse. Ma nessuno vedendovi se non questo asino, che vecchissimo essere pareva e molto attempato, il quale quivi nel boschetto pasceva, essendo noi giá al fine pervenuti del nostro cammino, vie piú che innanzi, la pietosa e lamentevole voce udendo, temuto non avevamo, incomenciammo a stordire e forte temere, e varie cose fra noi stessi a rivolgere.