Laonde questo asino, alzata un poco la testa, quasi sorridendo, un'altra volta racconfortandoci disse: — Cacciáti da voi ogni gelata paura. Io sono a voi da Dio mandato a mostrarvi la cristiana e vera fede e sciolvervi ogni dubbio ed ogni vostra questione a finire e terminare.
Le quali parole udendo noi, quale e quanto fusse lo stordimento, voi da voi stessi puotete pensare: dico che tutti li capelli se ne arricciarono e, quasi perdute tutte le sentimenta, piú morti che vivi in terra cademmo. Ma ritornate poscia in noi le perdute forze ed il natural vigore e rassicuratene alquanto, lo comenciamo a scongiurare ed a comandare da parte de Dio che, se ciò inganno fusse del diavolo, tosto indi si dipartisse. Ma egli, che veramente da Dio era, tutto immobil si stette; e per levarci ogni sospetto ed ogni dubbiosa mescredenza che ne l'animo nostro nasciuta fusse o nascerci potesse, con voce assai umana ed umile rispose cosí: — Quanto sia, figliuoli miei, da fuggire e biasimare l'essere sciocco e imprudente, e troppo agevolmente e di leggiero dare orecchie ed aver fede a visioni e parole, quantunque e buone e veracissime quelle ne paiano, io non potrei giammai con parole spiegare né con la penna scrivere. Ma colui, il quale vorrá piú sottilmente con l'acume de lo intelletto considerare la cagione de tutte l'umane miserie, non potrá certamente ritrovar alcuna altra che la sciocchezza e la súbita ed empia credenza aúta da li nostri primi parenti al velenato e mendacissimo serpente. Onde Cristo, che troppo bene conosceva il malvagio ingegno di questo fallace nemico: — State — disse a gli apostoli e a' suoi cari discepoli — saggi ed avveduti a guisa de li serpenti e de gli aspidi sordi, i quali, come è scritto nel salmo, si riturano gli orecchi acciò che non sentano la voce né li versi de l'incantatore. — Perché io reputo gran senno a sapersi guardare e defendere da gli agguati e da gl'inganni de l'infernale Lucifero primo inventore e padre de la bugia. E voi bene in ciò e saggiamente avete adoperato; ché, ancora che per avventura alcuna volta il credere scioccamente non rechi il creditore né lo metta in grande miseria, anzi il tragga da grave noia e da grandissimi pericoli e ripongalo in sicurissimo e felice stato, non è perciò da commendare molto, dove la instabile fortuna e non l'umano ingegno s'interpone. Né per il contrario è da biasimare e riprendere colui lo quale, essendogli la fortuna nemica e niente favorevole, si ritrova al fine in povero e assai vile stato e in grandissima miseria, dove bene adoperare egli si sia ingegnato, ponendo ogni sollicitudine ed ogni arte ed ogni forza per potere a buono e laudevole fine condurre i fatti suoi. Ma lasciamo ora stare cosí fatti ragionamenti, e sí per non esser troppo lunghi (ed in quella cosa massimamente ne la quale non è di bisogno) e sí ancora per potere piú pienamente ragionare de la cristiana fede, la quale assai larga ed ampia materia di sé ne dará da parlare.
Limerno. Non mi maraviglio punto se, nel parlare, molto sète lungo e fastidioso; e piú di noi, che stiamovi quivi ad ascoltare.
Fúlica. Perché son io cosí lungo e fastidioso?
Limerno. La pienezza di quel vostro biancuzzo volto dicemi voi essere di flemma tutto ripieno.
Triperuno. Un flemmatico è dunque molto verboso?
Limerno. Sí, secondo li fisici nostri. Né solamente la flemma causa moltiloquio e nugacitade, ma tutte l'altre operazioni del corpo rende piú tarde e pegre; al contrario d'uno che collerico sia, lo quale il piú de le volte le cose comencia due fiate, non riescendogli bene la prima per l'ingordigia solamente del soperchio desiderio.
Triperuno. Tu vòi forse inferire che egli flemmatico ti neca!
Limerno. Che vòl dir «neca»?
Triperuno. «Ammaccia», «uccide», «ancide».