L'Anfossi, che non sapeva il tedesco, non poteva capire il dialogo, vedendo che i soldati li avevano circondati, disse piano al Torelli: «Caro mio, andiamocene, ci potrebbero portare in castello.»

Il Torelli ritornò all'assalto con parole più calde, ma il maggiore con più energia di prima disse di no, e i due temerarii cittadini ritornarono donde erano venuti.

Se la resa non riusciva colle buone, doveva riuscire colle brusche e a suon di fucilate.

Il 19 l'Anfossi con una schiera di valorosi compagni prendeva gli Archi di Porta Nuova, respingendo gli Austriaci e prendendo un'ottima linea di difesa.

Il giorno dopo, i Tedeschi abbandonavano la Polizia e il Duomo, che avevano occupato, come un osservatorio e come un ottimo punto di difesa, dacchè i Tirolesi, ottimi fra tutti i tiratori del mondo, di lassù uccidevano senza sbagliare un colpo. Aggiungete che accanto al Duomo sta il Palazzo Reale e si innalza il colosso dell'Arcivescovado.

Il Torelli, appena seppe che il Duomo era abbandonato, chiese ad una signora una bandiera tricolore, e con pochi compagni la portò su quel gigante di marmo, e l'innalzò tra gli applausi del popolo, che dal basso vedeva il vessillo nazionale sventolare per la prima volta sul caro, sull'adorato Dom de Milan.

Questa la poesia della rivoluzione! Accanto alla poesia, però, nello stesso tempo la prosa robusta e vigorosa dei fatti. È in quello stesso giorno che la Congregazione Municipale si trasformava in Governo provvisorio, con patriottico pudore però rinunziando alla parola audace e forse ancora troppo superba, e dicendo solo in un suo proclama « che viste le circostante assumeva in via interinale la direzione di ogni potere allo scopo della pubblica sicurezza

Ai membri ordinarii della Congregazione, oltre il conte Gabrio Casati podestà e gli assessori Antonio Beretta e conte Cesare Giulini, si aggiunsero Vitaliano Borromeo, Franco Borgia, Alessandro Porro, Teodoro Lecchi, Giuseppe Durini, Anselmo Guerrieri, Enrico Guicciardi e Gaetano Strigelli.

E il Governo provvisorio nominava un Comitato di guerra, poi uno di difesa, uno di pubblica sicurezza, uno di finanza, uno di sanità e per ultimo uno di sussistenza.

Troppo governo, direte voi: ma chi potrà accusare di troppa voluttà di comando chi ha sempre ubbidito; ubbidito a forza e a tiranni odiosi? Chi potrà accusare di intemperanza un affamato, che a un tratto siede ad una mensa lautamente imbandita? L'ebbrezza non è soltanto nel fondo delle bottiglie, ma in ogni battaglia vinta, sia poi d'amore, di gloria o di libertà. E in quei giorni noi tutti, anch'io quasi fanciullo, eravamo ebbri d'indipendenza e di lotta.