Nell'ora novissima Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, che ad incarnare il pensiero patrio tentavano tutte le vie e tutte le forme, con gli scritti e con la parola arditamente chiedevano agli oppressori il risarcimento del diritto troppe volte violato. I due generosi cittadini, rammentando all'Austria le non mai adempite promesse, erano affratellati da un solo ardentissimo affetto, uniti in uno stesso pensiero.
Eppure quanta diversità d'indole fra essi!
Daniele Manin, austero di coscienza come di vita, animo incapace d'odi, ma sensibilissimo agli affetti, aveva mente lucida e comprensiva. Conoscitore profondo degli uomini e delle cose, energico e prudente, riflessivo ed entusiasta, umano e giusto, le più disparate doti trovavano in lui un mirabile contemperamento. Il Tommaseo se imponeva come il Manin il rispetto, non si conciliava come l'amico suo la simpatia. C'era del crudo e dell'eccessivo in quella sua ispida modestia, in quella sua ritrosia diffidente e scontrosa. Egli stesso si dichiarava non d'altro ambizioso che di solitudine, cupido che di povertà, superbo che di voler nulla potere. Ma in entrambi uguali la probità, la lealtà, il disinteresse, il sacrifizio di sè stessi alla patria.
Crescevano insieme con le ire degli oppressi, le vendette del dispotismo. Il Manin e il Tommaseo furono tratti in carcere; ma la ingiusta prigionia, inaspriva non domava il popolo, nelle cui vene fluiva nuovo sangue.
I fati eran pieni, e la rampogna dei forti era finalmente udita dall'orecchio dei neghittosi. Gli uomini insensibili e inerti si mutavano a un tratto in una gente fervida, animosa, concorde. Uomini donne, vecchi e fanciulli s'infervoravano nell'odio alla mala signoria. Non c'era più casa in cui si ricevessero austriaci; molte signore vestivano a lutto, gli uomini portavano cappelli alla Ernani come segno di riconoscimento, e si astenevano dal fumare per non pagare allo straniero una tassa involontaria, mentre la umile musa popolare cantava scriveva su pei canti:
Chi fuma per la via
Xe un tedesco o xe una spia.
La rivoluzione era nell'aria e si sentiva nei nervi; si leggeva in tutti i volti l'odio allo straniero. Dalle vicine città giungevano notizie di risse sanguinose tra cittadini e soldati. Per quietare a suo modo le agitazioni, l'i. e r. governo annunziava ai sudditi che Sua Maestà s'era degnata (la parola è testuale) di mettere le province italiane sotto l'imperio della spada.
Ma gli avvenimenti doveano svolgersi nella loro solenne pienezza.
La Francia s'ordina a forma democratica; sulle vie di Berlino sorgono le barricate; a Vienna dirompe l'ira popolare e vince; e alcuni principi, o per amore o per paura, temperano gli ordini dello stato.