Bandiera bianca.

Il sole che tramontava tra vapori di fuoco nella laguna muta, infondeva nella bellezza di Venezia quella intensa melanconia, quella lacrimante soavità che hanno le cose moribonde.

Il 24 agosto, il Municipio conchiuse con l'Austria la capitolazione. Duri patti ai vinti: sottomissione assoluta; occupazione immediata della città, degli edifici pubblici, delle armi, dei materiali; uscita di tutti gli ufficiali e di tutti i soldati: quaranta cittadini condannati all'esilio.

Dopo tre giorni il Manin e il Tommaseo con gli altri proscritti lasciarono la città eroica che per diciassette mesi avea nella sua anima raccolta tutta la maestà dell'anima latina.

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Signori!

Sono passati giusto cinquant'anni da quel tragico giorno. Oggi con la santa curiosità del passato interroghiamo quei tempi, che ahimè! sembrano così lontani, quegli uomini ancora viventi o morti da ieri.

Furono troppo idealisti gli uomini e non maturi i tempi e perciò inutili e folli i sacrifizî, e vano il sangue profuso?

Chi della vita ha un nobile ed alto e onesto concetto non deve pensare così.

Rievocando nelle penombre crepuscolari di questa nostra età quelle audacie magnanime, quale rampogna alla nuova Italia esce dai grandi cuori dei padri che nulla chiedevano alla patria, e come santo appare anche ciò che dagli uomini positivi si usa chiamar rettorica quarantottesca!