Un terzo de' soldati imperiali erano italiani, e 20,000 di questi, cioè quasi tutti, si allontanarono a tempo opportuno dalle insegne imperiali in un con 200 ufficiali de' nostri.

Era questa una massa organica di veri soldati, che avrebbe potuto inquadrare le nuove reclute nazionali; necessitava perciò rapidità e mano di ferro, invece le continue incertezze, sia de' governi locali, sia della repubblica veneta, mutarono quella forza in elemento di disordine, che fu mestieri sopprimere, sciogliendo d'ogni obbligo militare gli Italiani, già soldati dell'Austria.

I generali austriaci non avevano una esatta idea della tempesta che sorda ruggiva. Il moto popolare era già iniziato in tutte le città italiane, ed essi credevano d'essere ai giorni in cui Silvio Pellico passeggiava per le vie di Milano, credevano cioè che non fossero se non pochi congiurati delle classi alte, che tramassero a' danni di Casa d'Austria. Le forche, e le mude dello Spielberg, avevano invece compiuta la loro silente propaganda nell'intelletto delle moltitudini.

X.
LE CINQUE GIORNATE DI MILANO.

Nei primi mesi del '48 l'urto fra Milanesi ed Austriaci era latente.

La guerra al lotto, ai sigari, le zuffe che da ciò trassero pretesto, dettero vampa agli spiriti, e separarono sempre più i cittadini dall'elemento militare.

La rivoluzione di Vienna — 15 marzo — precipitò gli eventi, ed il 18 marzo fu il primo delle cinque gloriose giornate.

Il comando militare, pessimamente servito dalla polizia, immaginavasi che la ribellione fosse appena concepita quando era già in armi; teneva d'occhio certi presunti capi, e non si accorgeva che l'intesa fra ribelli e ribelli era originata, senza bisogno di intermediari, dalla comunanza degli intenti, e dall'odio verso lo straniero. La debolezza del Governatore, il suo disaccordo col Maresciallo, l'eroismo del popolo, fecero il resto.

L'insorgere di una grande città ha questo di speciale: per esser terribile non ha bisogno di una complicata direzione centrale, basta sia contemporaneo. Quando in un dato momento tutte le strade si sbarrano, tutte le case si chiudono e dalle finestre, dai terrazzi, dai tetti, precipita ogni oggetto che capita sotto le mani, una truppa o vi rimane inerte e come prigioniera, od è costretta a ritirarsi.

Milano prestatasi egregiamente alla ribellione nelle circostanze del '48, e colle armi da fuoco allora in uso. Fra un fucile da soldato ed un fucile da caccia la differenza, in quanto a micidialità, era in quel tempo infinitamente minore di quanto oggi non sia.