Le vie anguste e tortuose annullavano il vantaggio delle lunghe gittate, ed una grandine di sassi e di tegole aveva lo stesso effetto d'una salva di fucileria. Le artiglierie da campo erano pressochè impotenti contro i muri delle case: la mitraglia non aveva campo per istendersi a ventaglio.

I «bastioni» erti una diecina di metri sul piano della città si riunivano al Castello, vasta e potente costruzione militare.

Interposto, fra i bastioni e la parte centrale della città, correva il Naviglio, di guisa che per giungere dalla cinta al Duomo, al Broletto, a Monte Napoleone ecc., occorreva attraversare i ponti, oltre i quali le vie anguste e tortuose eran proprie ad energiche difese locali.

Radetzky, stabilito al Castello e padrone de' bastioni, era nella situazione d'un assediante alla sua volta assediato dalle insorte campagne. Per tenere in rispetto la città aveva 13,000 fanti, 1000 cavalieri, 30 cannoni, ed a mala pena Milano vi poteva opporre un migliaio di fucili, la maggior parte da caccia. Basta l'accennare a queste cifre, per capire come la lotta sarebbe stata impossibile senza le sopra accennate circostanze.

In pochi giorni il popolo eresse 1651 barricate; così il centro della città fu tosto separato dai bastioni, le caserme e gli edifizi pubblici circuiti dagl'insorti.

Radetzky suppone che nel Broletto si annidi il Comitato dirigente de' rivoltosi, e fa bersaglio ai cannoni il Broletto: opera vana, i congiurati non sono in un punto, sono ovunque, e la rivolta agisce di proprio impulso, senza direzione.

Le truppe come avanzare? Le barricate otturano tutte le vie, più se ne atterrano e più ne risorgono; tutto un popolo furente fa arma d'ogni oggetto, fa proiettili d'ogni materia. I rivoltosi cominciano ad avvedersi che gli austriaci sono paralizzati, la loro fiducia cresce a mille doppi, e dopo la bella resistenza ai Voltoni di Porta Nuova, dovuta principalmente al gentile e valoroso Manara, tutti confidano nella vittoria.

Parte degli austriaci era rimasta bloccata nelle caserme: il maresciallo la chiamò al Castello colle relative famiglie e cogli impiegati. Ciò ebbe l'aspetto di una ritirata, e rilevò le sorti della rivoluzione, le cui forze cominciavano ad avere forme organiche e capi effettivi, mentre un embrione di governo formavasi nel palazzo Borromeo.

Una delle ragioni del richiamo delle truppe austriache dal centro della città alla periferia si era il disegno di bombardarla, disegno sbollito poi per molte considerazioni, e specie per l'esiguità dei mezzi.

Ormai il popolo di Milano, al quale il Conte Martini di Crema aveva riportato le parole di Carlo Alberto, passa all'offensiva, attacca la caserma del Genio, apre le porte ai soccorsi della provincia.