Ecco le cinque giornate, nelle quali una popolazione inerme, senza generali, senza cannoni, che si arma svaligiando le botteghe degli armaiuoli e le collezioni archeologiche, che si batte con un esercito di 15,000 uomini guidati dal Radetzky; ottimo generale, che ha cannoni, razzi alla Congrève, baionette a mille e mille, e mitraglia.
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La sera del 17 marzo ed anche la mattina del 18, nessun milanese pensava che sarebbe scoppiata la rivoluzione. Io poi meno di tutti, che ero un giovanetto, quasi un fanciullo. Tanto ero gracile e sottile e l'onor del mento era più un desiderio che una realtà.
Erano poco più delle 10 o delle 11 del mattino, quando dopo aver studiato fisica (ero nel Liceo) col mio condiscepolo Boselli per prepararci all'esame e dopo aver fatto colazione, mi affacciai alla finestra che dava sulla piazza di San Giovanni in Conca, dove è il Liceo, e vidi la piazza e le strade prese da pànico. Erano i brividi della febbre che incominciava. Chi correva, chi fuggiva. Servi, cameriere coi bimbi che non conducevano a scuola, ma che erano andati a riprendere, e che dal passo concitato si vedeva che li riconducevano a casa. Vedo chiudere le porte di molte case e dalle finestre semiaperte e diffidenti affacciarsi gente curiosa, che guarda nelle vie e sulle piazze.
Corro nel cortile, che nelle case lombarde è come la piazza della casa, e trovo che i vicini hanno sentito lo stesso bisogno che ho sentito io; quello di rivolgersi domande e aspettar risposte; di sapere perchè si corre, si fugge.
Le domande si incrociano colle risposte, si parla in due, in tre; si interrompe chi parla e si fa parlare chi tace. Raccolgo notizie confuse, incerte, contraddittorie.
Sento dire che a Porta Renza vi sono uomini attruppati, chi dice di popolo armato, chi di austriaci pronti alla lotta. Si assicura che sono cittadini e che hanno una bandiera tricolore. — Al Broletto i cittadini fanno folla per iscriversi nei ruoli della guardia civica, che nasceva per la prima volta.
Riporto, correndo su per le scale, le notizie raccolte. La mamma manda subito la nostra balia, rimasta cameriera in casa da tanti anni, a riprendere mio fratello Emilio e riportarlo a casa.
Mi ero offerto io, ma la mamma, che era a letto malata, non volle. — La balia parte, ma non ritorna. I minuti ci sembran secoli. La mamma salta dal letto, si veste, sta alla finestra a spiare il sospirato ritorno. — Se la balia non si vede, si vestirà e colla febbre in corpo andrà essa stessa a cercar di Emilio.
Io poi avrei accompagnato la mamma: questo nessuno poteva impedirmelo, ma balia e Emilio ritornano. Vengono in furia, correndo anch'essi. Pare che in questi giorni tutti debbano correre.