—Ora si dirà che il Rigotti è diventato pazzo, ma non mi persuadono che sia stata pazzia!… è stato il timore dell'indigenza che ha pervertito il buon senso del disgraziato: è stata una stanchezza di lavoro, una egoistica voglia di spegnere per sempre i pensieri che non ridono tutti in color rosa. Lo ha lasciato scritto!… Oggi si giudicano pazzi i ribaldi che ammazzano o si ammazzano! è la scusa a cui si appigliano i difensori dell'assassino e del suicida: non vedete, non vedete? il tribunale assolve gente da far paura, e la pubblica opinione recita orazioni funebri, fa accompagnamenti, incide lapidi e onora di apoteosi l'uccisor di se stesso, mentre in verità sarebbe atto meritevole e pio nascondere sotto un velo di silenzioso compianto l'azione immorale. Siete del mio avviso, figliuoli?
Il giovanetto asserì, ma la fanciulla era troppo commossa per poter rispondere.
—Ecco, continuò il dottor Grim*** sventolando il fazzoletto dinanzi al volto che conservava un'espressione di tristezza profonda e di una stizza un po' comica: ecco che il signor Rigotti se n'è andato! felicissima notte. E chi resta?… e quella povera vedova che fu una martire anche da maritata? e quella figliuola abbandonata nello squallore, dopo esser vissuta nell'abbondanza e nella allegria?… ragioniamo. Il Rigotti ha lasciato scritto di paventare l'insufficienza dei mezzi e oggi che lui se n'è andato per questo motivo, chi, domando io, riparerà alle urgenze del mantenimento mancato ad un tratto in grazia sua alle due povere donne? v'ha cuore, v'ha coscienza, v'ha logica nel suicida? Io dico di no. La cortesia e la pietà vorrebbe poi dirli pazzi, ma pazzia non ve n'è; è viltà, signori miei. Sapete quando è che la pazzia trascina l'uomo al massimo del delitti? Quando una incurabile malattia ha finito di cancrenargli il sangue; allora, nella lotta sfruttata da lunghi spasimi si cancella nell'anima la dignità di se stessa e soccombe alla suprema tentazione. Ma colui che vi lascia una letterina scritta con mano ferma, che fa colazione, beve il vermut, scende in giardino e si dà un colpo mortale, quello non è mica un pazzo, Tonino, è un ribaldo, è un poltrone che fa pompa del suo coraggio come faresti tu, per esempio, quando fai un salto dall'alto.
—Avete ragione, babbo; rispondeva Tonino, un bel ragazzo di sedici anni, dalla fisonomia intelligente, briosa e dolce ad un tempo. Il Rigotti si è portato male… ma possibile che non abbia lasciato un po' di risparmio!
—Risparmio?… Ma Rigotti faceva dei debiti!
—E la Cecilia dunque? sospirò la figliuola.
—Non avrà niente di dote?…
—Dote? ma dove sono i beni che la possono costituire? avrà le galanterie di moda che le portava a casa suo padre dì e sera; avrà una farraggine di nullità costate un tesoro e prive di valore appena sono uscite dal magazzino. Ecco la sua dote; un'istruzione superficiale, dei capricci in testa, il pianoforte, e basta.
—Dovrà lavorare da qui innanzi.
—Se vorrà campare!