—Non accompagnare nessuno, mormorò piano.
—Neppure il servitorello che ho accaparrato per tenere pulito il giardino?
—Non far le viste di non comprendermi.
—Neppure Tonino?…
—Ma tu sei insopportabile!
—Ho capito, ho capito, non andare in collera, Paolina. Oh guai!… addio.
La baciò, giunse al cancelletto dei giardini pubblici, e si rivolse a guardarla. Paolina aveva agli occhi il fazzoletto.
—Bambina, disse fra sè l'avvocato usando forza a se stesso per resistere alla tentazione di ritornare su i suoi passi. Conosco il tuo cuore meglio del mio e indovino perchè rifiuti in casa Cecilia Rigotti! è una piccola malattia del tuo cuore che minaccia di diventare grande!… Anima mia! mormorò volgendosi rapido e mandando col pensiero un altro bacio a Paolina, non mi conosci ancora e tutte le donne ti impauriscono! ma guarirai.
Molto malcontenta di sè, la signora Zaeli risalì nella sua camera e vi si chiuse abbassando le cortine, risoluta di non fare la sua toeletta e di piangere tutto il giorno.
Sentiva l'avvilimento di non essere stata capace di vincere un sentimento cattivo, di dare una prova di ragionevolezza al marito, una prova di cortesia al padre che non chiedeva poi un atto magnanimo nè un sacrifizio da mettere in pericolo l'armonia della famiglia.