Rendeva noto a chiunque di farsi monaca per iscampare dalla necessità del lavoro che le faceva spavento; per isfuggire la vista di quelle mondane lautezze di cui aveva goduto o di cui s'era creata un bisogno.

La pietà, l'amore della solitudine, la religione in Dio, non entravano affatto nella sua risoluzione; non cercava di nasconderlo, offriva noncurante e sprezzante all'altrui meraviglia, la viltà del suo spirito, la fiacchezza materiale che la persuadeva a rinserrarsi in convento.

E Paolina pensava:—quante triste monache si raccoglierebbero sotto lo stendardo dei Santi, se tutte le infelici fanciulle sbalzate da una ricca fortuna rifuggissero dalle privazioni e dalle fatiche rimaste ad unica loro eredità nel mondo! ma la donna che ha senno deve domandare all'ingegno suo o alle sue mani le risorse contrastatele dalla fortuna; deve scegliere fra le due vie quella che per mezzo dell'operosità le garantisce un onesto mantenimento, non quella che in nome d'una falsa vocazione la inchioda ai piedi dell'altare senza fede nell'anima, senza affetto divino nel cuore. Dall'ozio del chiostro quanti rimpianti saliranno al cielo; e quante terribili colpe di noia e di collera turberanno la legione degli angeli messa a custodia di quelle sacre mura!

Paolina si lasciava attrarre dalla compiacenza di fantasticare intanto che la sua ospite, testimone della decorosa agiatezza di casa Zaeli e della felicità che dentro vi aleggiava, sentiva raddoppiare lo spasimo della sua vita.

Apparentemente disposte l'una verso l'altra a rapporti sempre più amichevoli, si nascondevano reciprocamente la verità delle impressioni, e mentre col labbro si ricambiavano una dolce parola, si ritraevano con l'animo sdegnoso e si sfuggivano.

L'avvocato Zaeli vedeva, senza far mostra delle sue osservazioni, lo strazio, la superbia, l'invidia che si disputavano miserevolmente il cuore di Cecilia Rigotti, povera pianta male allevata, povera anima oppressa da sventure troppo dure per lei! e vedeva in sua moglie l'alternativa perpetua d'una tranquillità instabile, d'una apprensione soffocante. Il suo brio non era più schietto, le sue angustie erano vere, ma riusciva a tenerle sequestrate nell'intimo, perchè l'amor proprio glielo imponeva.

Decisamente Paolina era ammalata di gelosia e bisognava guarirla. Guarirla in qual modo? vi voleva una occasione non scongiurata per forza di volontà, ma figlia del caso perchè quell'anima di bambina si liberasse per sempre da una tendenza, da un vizio che invecchiando non acconsente più rimedio a guisa d'una stortura del corpo che, non a tempo risanata, lascia di sè una sconcia ed indelebile impronta.

La Rigotti accennava dopo due settimane di voler ritornare in città e Paolina timorosa di far conoscere al marito la gioia di quell'annunzio si affrettava di trattenere l'amica con insistenti preghiere: a così vive istanze la Rigotti differiva di giorno in giorno la sua partenza, ma l'affanno, il malcontento aumentavano in entrambe.

Zaeli, tranquillissimo, neutro in quel conflitto di due cuori appassionati e ammalati, faceva annotazioni nelle pagine di un libriccino che si teneva in saccoccia.

Il dottor Grim*** non mancava d'andare a pranzo dalla figliuola una o due volte per settimana, e quelli erano giorni difficili per Paolina e Cecilia. Il degn'uomo espansivo, ciarliero, affettuosissimo, inacerbiva senza saperlo l'animo delle due giovani donne inquieto e sospettoso d'avanzo. Alla figliuola faceva continuamente calde esortazioni intorno a Cecilia, la cui salute, tuttavia vacillante, richiedeva, fino all'inverno, l'aria salubre della campagna e il regime delicato e lauto di cui solo in casa Zaeli poteva fruire. Alla Rigotti faceva spietatamente risaltare con vivi colori la buona ventura di poter godere anche un po' di consolazione nel mondo, prima d'andare in perpetuo a serrarsi nella cella di monaca. Le riportava a nome di sua madre come pur troppo le offerte per la dote monastica cadessero assai lente e leggiere dalla mano dei fedeli! quanto stento occorresse per raggiungere il compimento di quella benedettissima somma che da principio pareva un fatto di così tenue importanza e che in effetto era una speranza troppo avventata.