—Chiudo la finestra, veh!
—Ascolta, ascolta, mamma Rigotti: la serva brucia l'arrosto e bagna il pane nella pentola, la mamma Rigotti, no! vieni, o moglie del dottor Grim***.
—Tieni, buona lana, esclamò una voce, e sopra le spalle del giovinetto si posò alquanto pesante la mano del dottor Grim***, che rideva e ascoltava da un minuto.
Tonino rovesciò indietro la testa e con le braccia arrotondate in alto, si attaccò amorosamente al collo del padre. E allora l'ottima vedova, molto commossa, chiuse delicatamente la finestra della sua camera.
Dopo il pranzo, Tonino Grim*** andò in campagna da sua sorella Zaeli; si teneva chiusa la lettera del maestro Polli disotto al panciotto, e voleva darla a Cecilia in atto di grande mistero.
Non v'era allegria in casa Zaeli. Paolina, seria, ammalata d'emicrania, passeggiava nel prato a testa bassa, evitando di approssimarsi a suo marito che, seduto a ridosso del muro, fumava e leggeva. Fin dal mattino, l'insinuante gentilezza dell'avvocato l'aveva resa sicura che in lui s'era dissipata perfino l'ombra del malumore di cui nella sera antecedente essa aveva assaggiato l'amaro, ma siccome l'affare delle quattrocento lire poste in disparte pareva proprio condannato al silenzio, il cuore di Paolina nuotava ancora nel dubbio, e accadeva in lei ciò che comunemente accade a tutto il genere umano, massime femminile: la bontà di un avversario rinfuoca il risentimento di colui che un momento prima di fronte alla severità aveva abbassate le armi.
Zaeli notava il sussiego della moglie, ma fingeva bonariamente di non vederlo.
A fianco del casino, addossata anch'essa alla muraglia tuttavia calda dagli ultimi raggi del sole, stava Cecilia Rigotti seduta su un piccolo scanno, le mani congiunte su le ginocchia in posa estatica. Guardava le nubi color d'arancio picchiettate di bruno, frangiate d'argento, maturando nel suo pensiero la risoluzione d'andar via il giorno dopo, perchè la compagnia di Paolina erale diventata insopportabile, perchè era sazia di vedersi svolgere sotto gli occhi un idillio d'amore, un benessere materiale a cui essa era estranea.
Tonino si diè a correre il prato come un uccello scappato di gabbia; fece arrabbiare sua sorella che lo respinse un po' duramente, importunò l'avvocato che, paziente e gentile, finì per chiudere il libro e per mettersi in compagnia del giovanetto.
Tonino era la gioia di tutti, ma tutti però lo paventavano in certi giorni di soverchia allegria, quando il suo brio degenerava in provocazione, in petulanza.