Tonino trasse il cognato nel campo e lo lasciò con due contadini che si misero seco in discorso. Tornò frettoloso nel prato ove Paolina girava ancora svogliata e malinconica come prima e Cecilia al posto medesimo pareva sempre interrogare le nuvole che man mano si facevano color di cenere come i pensieri di lei.

Tonino voltando le spalle a sua sorella si appressò all'angolo del casino, sbirciò la Cappuccina in erba e si piegò a raccogliere un sassolino dicendo a mezza voce:

—Signorina Rigotti!

Cecilia abbassò gli occhi.

—Ho una notizia da darle, signorina Rigotti.—Si raddrizzò nell'elegante e ardita altezza de' suoi sedici anni, fissando Cecilia con l'occhio furbo e indiscreto.—È venuto oggi il signor Polli a domandare di lei.

Cecilia non si scompose; appena appena mosse le labbra per dire:

—Che cosa voleva da me?

—Voleva salutarla e dirle tante cose; ma siccome l'ora era tarda e gli scolari l'aspettavano alle cinque pomeridiane precise, lasciò l'incarico a me di annunziarle la visita.

—Ha veduto mia madre?

—La signora Rigotti era assente.