Si alzò pallido. Fece un giro nella camera pestando le carte giacenti, urtando il cassetto, e andò a porsi infine dinanzi a sua moglie:
—Signora! vi faccio noto che se voi amaste di inebbriarvi nell'acre voluttà dei litigi, io che non divido l'inclinazione malsana, vi consiglio di vincere voi stessa perchè la donna esagerata… la donna attaccabrighe… la donna audace… la donna impertinente ed ingiusta è un essere sommamente spregevole ai miei occhi…
Paolina sentì corrersi un brivido nella persona.
L'avvocato continuò:
—Signora! che voi siate diffidente è una disgrazia; ma che cerchiate ogni via per inabissarvi nel fitto di questo difetto, di questo dolore, è una specie di malignità di cui non vi supponeva capace. O avete stima di me, o sono addirittura un mostro ai vostri occhi… e giacchè mi avvedo ch'egli è appunto in tale concetto che mi tenete, ho bisogno di protestare e vi dico—non ho fatto niente di male, signora!—mi credete? mi credete, signora?—proseguì Zaeli alzando leggermente la voce,—mi credete, senza ch'io discenda a resoconti umilianti? abbiate la bontà di rispondere.
Paolina vedeva tutto fiamma attraverso le sue ciglia abbassate; un sudore freddo, pungente le intirizziva le mani abbandonate su le ampie pieghe dell'abito. Che cosa rispondere? la dominava un improvviso senso di soggezione a cui si era sottratta nel fervore della battaglia. Il rimorso d'aver trasceso si faceva strada nel cuore troppo violentemente dato in balia a una collera ingiuriosa. Dire a suo marito—vi credo—era facile cosa; ma dirlo con sicurezza di fede, quello era difficile. E per rispondere—non vi credo—le mancava il coraggio.
L'indugio disgustò l'avvocato.
—Capisco, disse ritraendosi di un passo, cangiando tono di voce. Donne d'intelligenza eletta, d'animo sinceramente devoto, ve ne sono poche al mondo. Io mi credevo di possederne una; ma non è vero.
Paolina si scosse.
—Perchè mi oltraggiate?