—La Rigotti, interruppe l'avvocato sollevando le spalle, è venuta in casa nostra per suggerimento di tuo padre; io l'ho trattata come l'educazione insegna di trattare gli ospiti; è andata via… felicissima notte.

—È andata via sola con te! proruppe Paolina nel bollore della collera che le sfigurava il viso bellissimo. Tu sei salito in casa sua, le hai fatto il dono ignobile… ignobile, ignobile! gridò tre volte con quanta furia di sprezzo poteva radunarsi in quella parola.

—Non è affatto ignobile la donazione che ha per obbiettivo la carità! fece l'avvocato, riparando con la mano uno sbadiglio.

—Se la Rigotti fosse vecchia, brutta, savia, tu le avresti fatta così splendida carità? no! è galanteria la tua, è entusiasmo!… io sono tradita!… concluse rovesciandosi indietro, cadendo su la poltrona e scoppiando in lagrime.

L'avvocato non si mosse ancora; guardava il soffitto e tendeva l'orecchio alla voce di Tonino Grim*** che parea contrastar con la cuoca.

Fra i singhiozzi, Paolina esclamava:

—Se io avessi una madre!…

Alla santa invocazione fatta da Paolina, suo marito corrugò le sopracciglia.

—Se io avessi una madre… cercherei rifugio nelle sue braccia, ora…. ch'io ben comprendo, come non vi sia amor vero oltre l'amor materno….

L'avvocato si alzò; bisognava pur finirla quella scena di pianto e di ripicchio mordace. Si alzò dalla scranna con una certa vivacità di movimento che arrestò subito la parola sul labbro di Paolina.