—Sarebbe un grande peccato calpestare questo unico fiore della vita, rompere questo divino incanto dell'anima che si chiama amore. Che Dio ci perdoni, Paolina! è un orrore andar rasente a un abisso e non aver paura di cadere. Basta! basta! mai più. Guardami. Tu?… tu mancar di fede in me?… impossibile.

—Impossibile! ripetè Paolina, che, senza sapere in qual modo, dimenticava in quel punto i suoi tormenti di gelosia.

—Io sospettarti maligna, volgare? impossibile.

—È ciò che dico io, impossibile! esclamò Paolina con lo sguardo scintillante.

Le loro mani si strinsero; il sorriso del labbro si spezzò in un bacio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Gran bella cosa è l'amore. È la tavola che nei mar della vita non naufraga mai; tocca sempre la sponda per quanti flutti l'abbiano sbattuta. È la stella che trova infallibilmente fra i meandri delle nubi la striscia, il posticino da ricomparir nel sereno.

L'avvocato Zaeli, nella sua serietà d'uomo, aveva in quel momento trasfusa la letizia tenera, carezzevole del giovanetto. Guardava gli occhi di Paolina, che gli parean tanto più belli nel raggio sereno che aveva seguito lo squallore della tempesta; ne lisciava i capelli a metà disciolti, la teneva stretta con un braccio accanto a sè, ascoltando estatico le dolci parole d'affetto che essa gli susurrava all'orecchio.

Ma la voce di Tonino Grim*** continuava di sotto:

—Signori a pranzo—e dopo una pausa—signori è servito—signori faremo della minestra una colla stupenda per mettere su le impannate!

Zaeli prese il braccio di Paolina sotto il suo braccio.