In detto cortile alla destra vi sono tutte le cucine, le quali sono nove in numero, tutte separate e destinate alle loro dispense, e ministri, e che hanno da servire; la maggiore e la principale è quella del Re, la seconda quella della Regina, la terza delle Sultane, la quarta del Capi Agà, la quinta del Divano, la sesta delli Agalari che sono li favoriti del Re, la settima quella delle genti di basso servizio, l'ottava quella delle donne, e la nona quella delli ministri bassi del Divano, guardie, ed altri assistenti al ministerio d'esso.
Alla sinistra vi è la stalla del Re, di 25 in 30 cavalli bellissimi, dei quali si serve la Maestà Sua per li esercizii e giuochi che fa con li suoi favoriti dentro del Serraglio; e sopra d'essa vi è una mano di stanzie dove si conservano tutti li fornimenti da cavallo, li quali avendo io veduti, posso affermare che sono di straordinaria bellezza e ricchezza, perchè vi sono selle, briglie, pettorali e groppiere, rimesse di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza ed artificio e in tanta quantità che rende stupore ad ognuno che le vede, perchè eccedono alla immaginazione. Contigue a detta stalla vi sono alcune fabbriche per servizio dei ministri del Divano pubblico, attaccato alle quali vi è il Casnà che si chiama tesoro di fuori, il quale quando è serrato sta sempre sigillato col sigillo del Bassà primo Visir; e nel medesimo cortile, quasi al paro del Divano, ma dentro ad esso, alla parte sinistra, vi è la porta della Regina, custodita e guardata da una mano di Eunuchi negri. Il fine di questo vago e delizioso cortile termina alla terza porta del Re per la quale si entra dentro nel Serraglio riservato alla sola persona imperiale, e schiavi che lo servono. Nè in questa porta può entrare alcuno senza volontà dell'Imperatore, parlando dei soggetti di condizione; ma altri da servizio, come medici e quelli che attendono alle dispense ed alle cucine possono entrare, con licenza del Capi Agà che è il maggiordomo maggiore, a cui è raccomandata la guardia d'essa; e sempre vi assiste, per avere vicine le sue stanze con li suoi Agà, Eunuchi come egli, e sono tutti bianchi. In modo che quando si rappresentano delle cose di queste porte di dentro, la maggior parte è per relazione, perchè non si può vedere o se si vede in alcuna minima parte, ciò segue in occasione che il Re si ritrovi assente, e si viene introdotto da qualche favorito per una delle porte del mare; il che riesce con molta difficoltà, per il rispetto nel quale vogliono che sia tenuta la persona reale, ed anco le sue stanze.
Ora, passata questa terza porta, la quale anco essa ha un bellissimo porticale, ma senza arme, subito, si può dire, si entra alla già detta stanza deputata alle pubbliche udienze delli Ambasciatori e Bassà; e si scopre, entrandovi, un altro bellissimo cortile sotto lastricato di finissimi marmi e lavorato a mosaico, con fontane e fabbriche da tutte le parti sontuosissime, perchè sono per lo più dove il Re abita per mangiare e per fare le sue ricreazioni.
Io, con l'occasione d'essere il Re ritornato fuori alla caccia, per la stretta amicizia che teneva con il Chiecaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi, che vuol dire capo delli giardinieri dei Re, ebbi comodità d'entrare con la scorta di lui nel detto Serraglio per la porta del mare, e fui condotto a vedere diverse stanze ritirate del Re, diversi bagni ed altre cose molto deliziose e curiose, così per la ricchezza dei lavori a oro, come per l'abbondanza di fontane. In particolare vidi un appartamento di stanze d'estate posto sopra una collinetta, così ben inteso di sala e camere, e così vago per lo sito, che appariva essere luogo ed abitazione di Re; così grande era il Divano, cioè la sala, aperta dalla parte del levante, colline bellissime, che guardava sopra un laghetto di forma quadra, fatto artificiosamente da alcune fontane in numero di trenta, tirate e compartite sopra un corridore di pietra di marmo finissimo che circondava questo lago.
So che le fontane gettavano l'acqua da quel corridore nel lago, e l'acqua di esso si scolava poi con alcune seriole in alcuni giardini che rendevano il luogo deliziosissimo; per lo corridore potevano camminare due uomini al paro, e girandolo godere di quelle fontane che facevano un continuo e soave mormorio; e nel lago vi era un brigantino assai piccolo, nel quale mi fu detto che entrava spesso la Maestà Sua con buffoni e matti, per farsi vogare a ricreazione, e per far loro qualche burla di sballarli nell'acqua, come spessissimo, camminando con loro per lo corridore, gli faceva far tombole per traboccarli nel lago. Vidi anco da detto Divano per una finestra la stanza del letto di Sua Maestà, la quale era di grandezza ordinaria, aveva li muri alla usanza incrostata di pietre, cioè maioliche, che mostravano macchie di fiori di diversi colori che facevano bellissima vista. Sopra le porte vi erano portiere ordinarie di panno d'oro di Brussia, con fregi di velluto cremisino, ricamato d'oro con molte perle sopra. La lettiera era simile a una trabacca alla Romana, con le colonnette d'argento profilate d'oro; in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, e il fornimento era di panno d'oro e verde, pur di Brussia, senza sguazorone, in luogo del quale erano alcuni merli fatti di perle, che mostravano essere di gran valore e molto ben composti; li stramazzi erano poco più d'un palmo alti da terra, ed erano pur di broccato d'oro, come erano anco li cuscini, in suolo così di questa come delle altre stanze, con li suoi sofà, che sono li luoghi dove sta a sedere, alti da terra mezzo braccio incirca; tutti erano coperti di ricchissimi tappeti Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi da sedere e cuscini da appoggiare erano di bellissimi broccati d'oro e seta. E in mezzo il Divano vi vidi pendente un fanò assai grande di forma rotonda, con li termini d'argento rimessi d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, e gli intermedii erano di finissimo cristallo, che faceva una bellissima vista. Per le mani vi era un bacinetto piccolo con il suo ramino tutto d'oro massiccio, tempestato di turchine e rubini bellissimi che facevano una gran vista. Dentro al detto Divano vi era un luogo da tirare di freccia, dove vi vidi archi e freccie bellissime; e mi furono mostrate passate fatte con freccie dal forte braccio del Re, così grandi che mi diedero maraviglia.
La stanza nominata Divano pubblico, vi è un appartamento fatto già non molti anni sono; è un quadro di stanze da servizii, di passa otto incirca per ogni verso, con una retrostanza da servizi, ed un'altra stanza a canto posta a mano destra nell'entrare, divisa solamente dal Divano da termini che fanno entrar in essa; fuori poi dalla porta di esso vi sono due casette di tavole posticcie per abitazione dei ministri, oltre le altre poco discosto, disposte alla spedizione dei negozii.
In questo Divano, che è chiamato il pubblico, perchè pubblicamente ed indifferentemente ogni sorta di persone vi può concorrere a dimandare giustizia e spedizione delle grazie, liti e cause che hanno di qual si voglia sorte, si radducono quattro giorni della settimana (la quale finisce il venerdì, per esser quello il giorno della sua festività; e sono li giorni della sua riduzione il sabato, la domenica, il lunedì, il martedì) il primo Visir con tutti gli altri Bassà, li due Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, che sono li capi delli Cadì di quelle due provincie; e li Cadì sono uomini professori della legge che per privilegio governano come Rettori in tutti i luoghi e città dell'Imperio; li tre Tefterdari, che sono come i questori Romani, e quelli che hanno cura di riscuotere le entrate regie, e che sborsano il danaro alle milizie ed altri stipendiati della Porta; il Reschisop, che è il Cancellier grande; il Nisangi, cioè quello che segna li comandamenti e le lettere con il segno regio, li secretarii di tutti li Bassà ed altri grandi con un numero di notari, assistendo sempre alla porta di detto Divano il Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri, per non dire comandadori, con buon numero di detti Ciaussi per obbedire alli ordini del Bassà; il quale Ciaus Bassi porta un bastone d'argento in mano; e gli altri per premio servono per lettere e per portare ambascerie per capitani, per guardiani, ed in fine per cose simili; e tutti si radducono all'alba.
Li Bassà tutti, entrati nella stanza del Divano, si siedono in faccia dell'introito sopra una banca attaccata al muro, un dopo l'altro, alla destra, come lato inferiore, del primo Visir; ed alla sinistra sopra la medesima banca siedono li due Cadì Leschieri, cioè prima quello della Grecia, come provincia più nobile e stimata, poi quello di Natolia; ed alla destra nell'entrare stanno pur a sedere li tre Tefterdari, li quali hanno dietro di loro nella stanza già detta tutti gli notari, li quali stanno a sedere in terra con carta e penna in mano, e sono pronti a scrivere quanto occorre e gli viene comandato; ed all'incontro d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte della stanza, pur sopra una banca, vi sta il Nisangi con la penna in mano circondato da' suoi ministri, stando nel corpo e nel mezzo di detta stanza tutti quelli che pretendono udienza. Ridotti che sono, danno principio alla spedizione delli concorrenti pretensori, li quali tutti senza avvocato, usando di trattare le loro cause da per loro, fanno capo dal primo Visir, il quale, se vuole, può spedire il tutto, perchè tutti gli altri Bassà mai parlano ed aspettano di essere ricercati da lui, o di essere delegati giudici come spesso occorre; perchè il primo Visir, gustato che ha la sostanza della causa, per liberarsene, se è civile legale la rimette ai Cadì Leschieri, se è dei conti alli Tefterdari, se è di falsità, come sovente occorre, alli Nisangi, se è di negozio mercantile concernente difficoltà di probazione, a qualcheduno delli altri Bassà, liberandosi in questo modo se gli pare del carico che ci ha, di mano in mano, e riservando a se quello che gli pare di grave interesse fra nazioni forestiere, e che per qualche via gli potesse giovare. E in dar le spedizioni, si trattengono tutti fin a mezzogiorno, che viene l'ora di pranzo, nel qual tempo comparendo uno delli scalchi destinati a tal servizio, prende la parola del primo Visir di portar il cibo. Vengono immediatamente licenziati della stanza tutti li particolari, e restando libera la stanza, sono poste le mense in questo modo: innanzi al primo Visir sopra d'un scabello è posta una mezolera di rame stagnata, rotonda e grande come un fondo di botte, alla quale mangia esso primo Visir con uno o ver due delli altri Bassà, li quali mangiano tutti insieme; il medesimo alli Cadì Leschieri, alli Tefterdari ed alli Nisangi. Alcuni serventi pongono a tutti sopra li ginocchi un fazzoletto per preservarli le vesti, e li portano le vivande dopo aver empito all'intorno quelle mezolere di molto pane di varie sorte, ma tutto tenero e buono. Le vivande gli vengono portate ad una ad una e poste in mezzo di quella mezolera in un piatto da loro chiamato tepsi, capace e grande; e finita una, levano quella e gli ne portano un'altra, essendo il mangiare ordinario castrato, galline, colombini, oche, agnelli, pollastri, minestre di risi e legumi, acconcie in diverse maniere, qualche torta per postpasto, e così in breve tempo spediscono, mangiando dell'avanzo di queste tavole tutti gli altri ministri del Divano, ai quali anco di più viene dalle cucine somministrato quello di più che li potesse bisognare.