Di Tommaso Alberti, bolognese o veneziano, viaggiatore della prima metà del secolo XVII, nessuna memoria rimane, fuor che la semplice relazione del suo viaggio a Costantinopoli, che offro ora ai Lettori della Scelta di Curiosità. L'ho cavata da un manoscritto di questa Biblioteca Universitaria a cui mi onoro di appartenere: e il manoscritto, segnato di N.o 99, cartaceo e in forma di piccol foglio, appartenne ad Ubaldo Zanetti, il noto original farmacista, raccoglitore assiduo di codici e stampe. Si raccomanda da se e non ha bisogno di prefazione: perchè, oltre la curiosità, ha il merito d'aver preceduto senza nessun fasto e clamore, il Tavernier, la cui Relazione del Serraglio ebbe ristampe e traduzioni, mentre questa, la primogenita, giaceva affatto dimenticata.
A. B.
Viaggio fatto da Tommaso Alberti nel 1609 da Venezia a Costantinopoli per via di mare sopra la nave del Mag.co S.r Giacomo Bonesi di Venezia nominata Nave Buona Ventura.
Al Nome di Dio e della B. V. Maria. Alli 18 Maggio andassimo tutti in nave per far partenza il giorno seguente, in porto delli due castelli; la sera a due ore di notte vennero li ammiragli con le sue barche per condurci fuori di porto, e remorchiandoci, andassimo a seconda d'acqua a scorrere in prua d'un berton Inglese con la nostra nave, dove si ingabbiò le antenne ed ordegni insieme; ma noi subito con arme, manare ed altro tagliassimo tutte le corde ed anco la cividiera, portandoli via li pennoni di detto bertone, senza aver noi alcun danno da esso. E così uscimmo fuori di porto, dubitando che esso ci giungesse nel viaggio e che con noi volesse combattere.
Alli 19 d.o facessimo vela a nostro cammino; alli 23 fece un poco di mar contrario, dove fossimo sforzati andar a pigliar porto nelle .... di Pola, in un luogo detto Fasana, dove gli stassimo sino il giorno della Sensa; ed in questo tempo andassimo in terra di d.a Fasana, luogo piccolo ma molto abbondante d'ogni cosa, cioè carne di manzo soldi tre la libbra, un capretto 40 soldi, l'olio tre soldi la libbra, pane e vino a buonissimo mercato; insomma buonissimo vivere, il sito bellissimo e molto abondante d'olive. Andassimo a un'altra terra lontano tre miglia, luogo nominato Dignano, dove trovassimo il medesimo vivere; dipoi andassimo a Pola, città antichissima ma piccola e tutta rovinata e cascata dall'antichità sua, ma a suo tempo dovea essere una bella cosa, essendo tutte le case ed altro di pietra viva; nella quale vedessimo una memoria sopra la porta del Duomo, dove egli è un millesimo che dice dell'anno 757. Di poi gli è un teatro bellissimo e di molta altezza, tutto di pietra viva, cosa molto vaga da vedere, nel quale li Palatini se ne servivano per farvi le loro giostre e tornei. Vi è anco il palazzo d'Orlando, qual poco più si tien insieme, ma doveva esser molto grande e bello. Vi è molte sepolture, cioè cassoni di pietra, ma tutti ruinati dall'antichità, quali dicono che sono sepolture de' Pagani.
Gli era sopra la detta nave una compagnia di soldati che avevamo levati da Venezia per condurre al Zante; ed il Capitano era il S.or Marzio Timotei da Rimini. E in questo tempo che andassimo vedendo questi luoghi, quattro delli suddetti soldati furono scoperti che avevan trovato modo di rubare la polvere dell'artiglieria della nave; li quali furono la mattina della Sensa legati all'argano, e confessarono il furto, dove ebbero alquante bastonate, ed il medesimo fu fatto a due altri de' detti soldati, quali avevano tratto di ammazzare M.r Pietro Mazza da Bologna per torgli li denari; e dopo le bastonate che ebbero, furono messi nei ceppi per quattro giorni continui.
Il p.o di Giugno andassimo a Lesina per pigliar biscotto per li soldati, qual si era fornito, dove vedessimo quel luogo assai bello di vista, per esser su la riviera d'una collina; e in cima di quella gli è una fortezza bella; ma subito pigliato detto biscotto, tornassimo a nave e seguitassimo il nostro cammino. La sera istessa giungessimo a Curzola, fortezza bella per di fuori ma dentro bruttissima, dove ci fermassimo per quattro ore sole, perchè il Peota di nave fece un suo negozio; e così trovassimo il pesce a tanto buon mercato, che è cosa da non credere, che per quindici soldi ne avessimo passa venti libbre; il vino buono, pane, formaggio, ogni cosa a buon mercato, l'olio soldi sei la libbra.
Tornassimo a nave per il nostro viaggio; alli 6 essendo sotto a Corfù scoprissimo due vascelli grossi che venivano alla volta nostra; dubitando che fussero nemici, ci mettessimo tutti in arme insieme con li soldati, ma conoscessimo che erano due vascelli Francesi, e così passassimo avanti. Gli fu un soldato che voleva sparare il suo moschetto, nè mai volse pigliar fuoco: andorno due o tre altri, fe' li il medesimo, andò un altro, subito prese fuoco, il moschetto crepò e gli portò via mezza la testa; il poverello poi si buttò in mare. La sera istessa a 23 ore scoprissimo sette vascelli grossi sotto il Zante, quali andavano alla volta di Venezia; e così giunti, conoscessimo che erano sette navi Veneziane che venivano d'Alessandria, cariche di molta ricchezza; ci accostassimo facendo molte allegrezze con sparare artiglieria, e ci dessimo avviso l'uno all'altro; e gli era assai mercanti Veneziani. E così passato che fu parola, pigliassimo licenza ognuno al suo cammino.