Alli 7 detto, giorno di Pasqua rosata, giungessimo al Zante, dove gli stassimo sei giorni, e vedessimo quel luogo assai bello, con una grandissima fortezza in cima d'un monte, dove gli sta il S.or Provveditore; ma poi trovassimo molto caro ogni cosa, essendo isola molto fruttifera d'uva passa e Romania, che per la relazione avuta gli fa trenta milioni d'uva passa, Ribola e Romania gli ne fa trenta mila botti, quali sono vini grandi e buoni; fichi assai e sono di tal grossezza che fa meraviglia il vederli; di frumento non gli ne fa molto.

Il martedì sera, che fu alli 9 detto, essendo a dormire in nave, venne la notte un tempo cattivissimo con vento tanto grande, con fortuna di mare grandissima, la quale ci travagliava assai; ed essendo un bertone Inglese poco lontan da noi sopra vento, se gli ruppe la gomena grossa, e il d.o bertone con gran furia veniva alla volta nostra, facendoci grandissima paura che non ci scorresse nella nave; ma essi gettarono un'altra gomena in mare; e per il gran vento che faceva l'ancora non teneva, ed il bertone ci veniva addosso, perchè l'ancora non si attaccava ed andava arando sotto acqua; ne gettarono un'altra e si attaccò e subito si fermò: e vedessimo quel vascello a gran pericolo di rompersi, ma ancor noi avessimo assai paura; e quel tempo durò tutto il giorno seguente. E noi sul far della sera andassimo in terra con gran fatica per la fortuna del mare, ed erimo tutti affamati, non avendo potuto tener in corpo niente di cibo; e tutti andassimo all'osteria dove gli stassimo sino alla nostra partenza, venendo ancora il sud.o signor Capitano de' soldati con altri officiali.

Il giovedì che fu alli 11 detto il sud.o signor Capitano si imbarcò con li suoi soldati e robe sopra tre fregate per andare alla fortezza di Nassi: ed essendo a cammino circa cinque miglia, il signor Capitano volendo salire sopra un'altra di quelle fregate che veleggiava più delle altre, ed accostatesi le due fregate, si intrigarono con le corde, vele ed antenne insieme, e quella dove era salito il Capitano, si affondò con perdita di tutta la roba e di 17 uomini fra soldati e marinari; ma il Capitano si salvò a un remo insieme con cinque soldati, e venirono in terra, ma più morti che vivi; ed il Capitano stette molto male e perse tutta la sua roba che in quella era, che manco pure il Capitano aveva drappi attorno, quando venne in terra: e gli fu danno grande, che oltre la roba sua persa, ancora perse le lettere Ducali, li gruppi di denari di S.to Marco che lui aveva; ma vedendo il caso, il S.or Proveditore del Zante gli diede danari e lettere, e lo spedì via alla peggio alla volta di Nassi, senza insegna nè tamburo; e li soldati non volevano più stare sotto la sua ubbidienza, dicendo che essendo perso l'insegna e il tamburo, non esser più obbligati a servire; e così gli ne scappò da 6 o 7, e lui andò via con la metà dei soldati e poco onore.

Alli 13 detto che fu sabato, facessimo vela a nostro cammino insieme con una nave Francese la quale andava ancor lei a Costantinopoli. Alli 18 d.o giorno del Corpus Domini, trovandoci nell'Arcipelago la mattina nella levata del sole, scoprissimo sotto certe isole alquanti vascelli e galie, dove tutti ci mettessimo in arme, e così stassimo in questo dubbio sino a mezzo giorno, sempre in bonazza cioè, senza vento; ma per bene conosciuti quelli non essere vascelli nè galie, ma erano li monti che per il riflesso del sole facevano quell'effetto; e a quel tempo venne buon vento che ci portò avanti. Alli 21 d.o che fu la domenica, essendo sotto Pessavà isola fece un vento maestrale a noi contrario, tanto grande, che fossimo sforzati andar a pigliar porto nell'isola di Scio in un luogo detto S.ta Anastasia, dove gli stassimo 18 giorni, per il d.o vento qual sempre seguitò, che non potessimo levarci di quel luogo, nel quale ogni giorno andassimo in terra per quelle ville e casali, ma non andassimo mai alla città di Scio, perchè vi era gran peste, ed anco perchè vi erimo lontani da XX miglia. Pigliassimo pesci in quantità; ed io per mio ricordo, il giorno di S.to Pietro, essendomi andato per mio diporto in acqua con molti altri della nave per lavarci e rinfrescarci, quali sapevano benissimo nuotare, ed io per non saperne pigliai un'assa in mare, con la quale mi andava sostenendo, e quella mi portò assai lontano dalla nave; uno di quelli che nuotavan venne sotto acqua e mi diede nell'assa la quale mi scappò di mano, e restando io abbandonato di quella, andai sotto acqua molte volte, dove mi messi per morto. Uno, visto il pericolo, venne alla volta mia per aiutarmi: ed io sentendo d'aver appoggio me gli attaccai talmente attraverso le sue braccia, e con le mie gambe le incrociai insieme con le sue, che ancor lui non potendo nuotare, avendo prese le braccia e gambe, tutti due ci annegassimo. Fu visto dalli altri il pericolo, vennero gli altri, quali ci aiutarono e ci portarono quasi come morti alla nave; ed io per grazia di quella Beatissima Vergine di S. Luca di Bologna, la quale sempre chiamai in aiuto, fui liberato, ma stetti molto male per otto giorni per la grand'acqua salsa che avevo in corpo; ed averò ricordanza di tal giorno.

Alli 8 Luglio ci levassimo di d.o luogo per il nostro viaggio.

Alli 10 detto, essendo sotto Troia in bonaccia grande, cioè senza vento, vedessimo una galera di Barbaria che veniva alla volta nostra dove erimo in gran paura e ci mettessimo tutti in arme; ma la Maestà di Dio ci mandò buon vento, dove scappassimo dentro delli due castelli di Costantinopoli, quali sono di tal fortezza che credo non ve ne sia due altri simili, con riviere di ville, giardini, che rendono vista bellissima.

Alli 12 d.o che fu la domenica, avanti giorno, fossimo a Gallipoli: e la sera giunse quella galera di Barbaria che avevamo lasciato addietro, la quale venne con gran allegrezza sparando artiglieria, moschetti ed altro, per segno d'allegrezza d'una presa che avevan fatto d'un vascello di Siviglia, nel quale vi era dentro un figliuolo del Vicerè di Napoli, qual avevano preso insieme con tre altri vascelli che andavano da Napoli in Siviglia, per passare d.o figliuolo in altro luogo, e detti quattro vascelli furono presi dalle galere di Barbaria; nelli quali vi era ancor quattro Padri Zoccolanti: ed ogni cosa condussero in Barbaria, eccetto il figliuolo suddetto, quale era un putto di dodici anni in circa, bello e garbato, il quale stava assai di buona voglia; e lo condussero a presentare al Turco, il quale l'ebbe molto caro e lo fece rinnegare subito.

Alli 15 d.o ci partissimo di Gallipoli ed essendo nel golfo di Marmara scontrassimo l'armata Turchesca, quali erano settanta galere ma ben armate, le quali andavano per trovare quelle di Fiorenza.

Alli 17 d.o stassimo sotto Silivrea città. Alli 19 d.o con l'aiuto del S. Dio e della Beatissima Vergine Maria fossimo a Costantinopoli.