Viaggio fatto da me Tommaso Alberti da Costantinopoli in Polonia, cioè in Leopoli, per via di terra, con molti effetti dei signori miei principali mercanti Veneziani cioè 27 carri carichi di tappeti, tre carri di reobarbaro, due carri di seta, tutto per condurre alla lor casa aperta in Leopoli, ed io sopracarico delle suddette robe, quali carri erano tutti condotti da Turchi.

Al Nome del S. Dio e della B. V.

Alli 26 Novembre 1612 ci levassimo di Costantinopoli con li carri, e stassimo fuori della porta chiamata la porta d'Andrinopoli due giorni e due notti, sempre con vento e pioggia, per la spedizione del commercio, cioè dazio. Alli 8 d.o giovedì facessimo levata: la sera giungessimo al ponte lungo, qual ponte è tutto di pietra viva e lungo mezzo miglio in circa; vi è molti occhi ma è basso, vi è un bellissimo Cavarserà, che vuol dire luogo riservato, dove vanno li viandanti per posarsi, e tutto coperto di piombo; non vi è che una porta; vi è comodità di stalle, fontane ed alloggiamenti per persone in quantità; il ponte serve per esser laguna marittima.

Alli 9 d.o facessimo levata: la sera fossimo a Silivrea città alla marina. Alli 20 d.o ci levassimo e a mezzo giorno fossimo al Corlù, bazar grande cioè villa di mercato. Alli 11 domenica ci levassimo, la sera fossimo a Pergas villa. Alli 12 fossimo a Capsi villa grande. Alli 13 ci levassimo, la sera giungessimo in Andrinopoli, città antichissima ma brutta: vi stassimo due giorni. Ed io avevo un rinnegato che era otto anni che si era fatto Turco, quale era Ludovico Zarlatini da Modena, ed io stavo con qualche timore e sospetto, perchè conduceva costui in Cristianità per ritornarlo alla nostra e vera fede, siccome feci con l'aiuto di Dio.

Alli 15 d.o a mezza notte ci levassimo, la sera giungessimo a Dervente, villa abitata da Bulgari. Alli 16 d.o camminassimo per un bosco molto pericoloso d'assassini, però andassimo ben provvisti da ogni sospetto. La notte stassimo in detto bosco. Alli 17 d.o camminassimo sempre per il detto bosco con strada cattivissima e sempre pioggia. Alli 18 d.o domenica giungessimo a Aidos, città brutta senza muraglie grandi e in bel sito.

Alli 19 d.o facessimo levata al nostro cammino, e trovassimo un monte molto faticoso da salire, che vi voleva dieci paia di cavalli a tirare un carro. La sera stassimo in una villa disabitata e bruciata dai Tartari, quali spesse volte fanno delle scorrerie a danno dei passaggieri, e saccheggiano li villaggi ed altri luoghi secondo li piace. Alli 20 detto Martedì ci levassimo e camminando giungessimo nel bosco di Balcar, bosco grandissimo; e si passa un fiume 39 volte. La sera con gran pioggia stassimo a una villa nominata Giengia, abitata da Bulgari, ma la più parte indisposti di mal di idropisia per la cattiva aria che vi regna, per essere in una valle, cioè in fondo a monti altissimi. Alli 21 d.o ci levassimo di detto luogo; la sera giungessimo a Provadia, città abitata da Turchi, posta in pianura senza muraglie: ma è circondata da monti altissimi, che la guardano molto bene; vi stassimo due giorni per accomodare li carri e provvederci di vittovaglie necessarie, ma sempre con pioggia.

Alli 24 ci levassimo per il nostro cammino; la sera giungessimo a una villa piccola, disabitata, da Tartari, dove stassimo tutto il 25 per esser giorno di Bairam dei Turchi, cioè il dì di Pasqua e il giorno di S.ta Caterina; ed erimo in cima a un monte altissimo, e li furbi di carrettieri ci lasciarono in d.o loco con li carri e mercanzia, ma menarono via li cavalli; e restassimo in cima a d.o monte lontani dalla villa otto, o dieci miglia, che per danari non trovassimo da mangiare nè bere; e li carrettieri tutti erano andati a quella villa per far la festa; ed ivi stassimo con gran freddo e vento.