Alli 25 ci levassimo di detto luogo e camminassimo per boschi grandissimi; la sera fussimo a Barzargichi, città dei Turchi posta in pianura, città brutta e senza muraglie. Alli 27 ci levassimo, camminassimo al nostro cammino, entrassimo nella Provincia della Dobiza e Tracia, confine della Tartaria, tutta pianura grandissima. La sera fossimo a Carages villa. Alli 28 d.o ci levassimo e camminassimo sempre per dette pianure, le quali sono tanto grandi che par un mare di terra, che non si vede che cielo e terra, senza un minimo albero; le strade sono facilissime da fallare, con tutto ciò che vi sia persone pratiche, per la gran quantità di carreggiate che si vedono, traversando una sopra l'altra; e noi fallassimo la strada due volte. La sera stassimo a una villa detta Bulbul, villa piccola posta in detta pianura. Alli 29 d.o fessimo levata, e sempre per dette pianure camminassimo e togliessimo uno a quella villa, pratico delle strade, acciò ci conducesse bene; e passassimo per Caracchicci, città piccola, per posar li cavalli; nella qual città vi è un bello Cavarserà, cioè luogo serrato per le mercanzie e cavalli, qual è alla similitudine di un convento con una sola porta, e tutte le comodità necessarie per li viandanti e cavalli; la sera giungessimo a Straggia, villa grandissima, abitata la più parte da Valacchi.
Alli 30 d.o, giorno di S.o Andrea, camminassimo sempre per dette pianure con la guida; scontrassimo una grandissima carovana che andava a Costantinopoli, la quale veniva di Polonia; la sera fossimo a Cavachei, villa grande. Il 1o dicembre facessimo levata, camminassimo sempre per dette campagne con la guida; la sera giungessimo a una villa detta Sohaali, villa grande posta sopra la riva del Danubio. Alli 2 d.o facessimo levata, camminassimo dietro il Danubio, a mezzo giorno giungessimo a Mecina, villa e scala del Danubio, cioè dogana e dazio del confine della Turchia, discaricassimo tutti li carri, pagassimo il dazio, ci sbrigassimo da quella maledetta razza dei Turchi, ma con molte difficoltà, e ci liberassimo da quelli furbi dei nostri carrettieri Turchi; mettessimo tutte le robe in barca e così passassimo il Danubio, lasciando la Turchia, entrassimo in Cristianità, facessimo la notte 60 miglia giù per il Danubio.
Alli 3 detto giungessimo a Galazzo città su la riva del Danubio, stato del Principe di Bogdania. Discaricassimo la mercanzia di barca, e stassimo in detto luogo tutto il giorno per accomodare le balle e per trovare li carri per il nostro viaggio. Alli 4 d.o stassimo in detto luogo, facessimo dir messa alla Valacca, stassimo con molto nostro gusto, trovassimo molti e buoni pesci, cioè morone fresche, sturioni e lucci in grandissima quantità ed a buonissimo mercato, quasi per niente, gran quantità di lepri a soldi cinque l'una; galline ed altri polli non ne trovassimo per esser stata, già quattro mesi, ogni cosa svaligiata dai Tartari. Alli 5 d.o ci levassimo da detto luogo con le nostre mercanzie, camminassimo tutta la notte a lume di luna con gran freddo. Alli 6 d.o camminassimo sempre per le campagne già dette, con altra guida, senza mai trovar ville nè casali. La sera ci fermassimo. Alli 7 seguitassimo sempre per dette campagne con gran freddo, senza mai trovare ville nè casali. Alli 8 d.o camminassimo al nostro viaggio, sempre come di sopra, la sera giungessimo a Barlado città, ma tutta disfatta e svaligiata. Alli 9 seguitassimo per dette campagne con grandissimo freddo, la sera fummo a Zizzaar villa, cenassimo e poi facessimo levata al nostro cammino tutta la notte. Alli 10, sempre per dette campagne, passassimo per Vasclù mercato, posto di molte case, e vi è una chiesa e un palazzo del Principe di Bogdania ma tutto rovinato. Alli 11 d.o camminassimo sempre fra monti, e seguitassimo tutta la notte camminando con gran freddo. Alli 12 d.o seguitassimo sempre con gran pioggia, entrassimo in un gran bosco, nel quale vi stassimo la notte, sempre camminando con gran vento e pioggia. Alli 13 d.o, giorno di S.ta Lucia, camminassimo per d.o bosco il quale è grandissimo, le strade cattivissime, che sei para di bovi non potevano tirare un carro; restassimo la notte in detto bosco, senza niente da mangiare e con gran paura dei lupi quali urlavano grandemente. Alli 14 camminassimo sempre per d.o. La sera fossimo fuori, e stassimo la notte fuori di d.o bosco.
Alli 15 d.o camminassimo per strade molto cattive, e giungessimo in Jassi città dove risiede il Principe di Bogdania e Moldavia: la qual città è senza muraglie e vi sono da ottomila case in circa, ma tutte di legno, alquante chiese, alcune di pietra, ma parte son ruinate dalla guerra; il palazzo del Principe è di pietra e serrato attorno di legnami. Quando il Principe va per la città cavalca accompagnato da 500 archibugieri, e vestito di rosso con la mazza ferrata in mano. La città è sporchissima, con molto fango, che rende molto mal camminarvi; la città è stato suo; sono obbligate tutte le case, se vi va un viandante per voler alloggiare, riceverlo; e vi usano molto accoglienze. Le donne sono quelle che reggono e fanno tutti li fatti necessari alle loro case, ragionano liberamente e famigliarmente con uomini in pubblico e in secreto, chè non vi è guardato; quando portano da bere, o mangiare, sono le prime a far la credenza. Quando muore la moglie a uno, quello per esser conosciuto vedovo, cammina per alquanti giorni per la città senza niente in capo. In d.a provincia fanno alla greca, la quale circonda 700 miglia. Vi fa gran freddo; usano le stufe. In detta provincia vi sono 24 m. ville. Paga di tributo al Gran Turco talleri 60 m. La Valacchia paga 100 m. talleri, ed ha nel suo stato 24 m. ville.
Alli 20 d.o giovedì ci levassimo da d.o luogo con gran freddo e neve: camminassimo il giorno e la notte. Alli 21, giorno di S. Tommaso, camminassimo per pianure e giungessimo li nostri carri che erano partiti due giorni avanti di noi da Jassi. Alli 22 seguitassimo il nostro cammino con detti carri, passassimo il fiume di Greggia qual era ghiacciato, e passassimo sopra il ghiaccio con li carri; la sera giungessimo a Steffaneste, villa grande di due mila case; vi è una gran chiesa fabbricata di pietra ma non è fornita; vi è in d.a villa mille soldati mantenuti dal Principe per presidio e per riguardo dei Polacchi. Al 23 d.o facessimo a mezzanotte partenza di d.a villa: camminassimo con gran patimento di freddo. Alli 24 d.o camminassimo sempre per campagne, nè trovassimo mai acqua nè legne per scaldarci e beverare li bovi, ma bene la terra tutta coperta di cavallette morte dal freddo, che pareva neve ghiacciata che fosse in terra; per le quali si era empito tutti li pozzi ed altri laghetti, che avevano fatto putrefare tutte le acque; e pensisi che dette cavallette fecero un notabilissimo danno la estate passata, che mangiarono tutti li raccolti che erano in erba; e dette cavallette erano grandi e lunghe mezzo palmo. Alli 25 d.o, a mezzanotte del Santissimo Natale, ci levassimo con gran freddo, e a mezza mattina ci trovassimo a passare un fiume detto il Pruto, ma lo passassimo con molta difficoltà, rispetto che era molto grosso, come anco che era un grandissimo vento da maestro, che lo faceva molto ondeggiare, con cavalle, che rendeva assai timore; e vi stassimo tutto il giorno a passare. La notte stassimo malissimo di freddo, di neve e vento che tagliava la faccia e senza da far fuoco, senza vino nè altra cosa da mangiare. Camminassimo tutta la notte per poter giungere quanto prima a Cutino. In tutto questo viaggio mai siamo stati con li carri e cavalli e bovi al coperto, ma sempre alla campagna aperta. Alli 26 d.o cessò il vento: passassimo certi monti cattivi la sera; a ore due di notte giungessimo a Cutino, ultima città del Principe di Bogdania, ma tutta bruciata e saccheggiata dai Polacchi. Vi è una bella fortezza su la ripa del fiume, la quale è in potere dei Polacchi, quali vi tengono un presidio per pegno di fiorini 100 m. al Principe.
Alli 30 d.o domenica ci levassimo di detto luogo e passassimo d.o fiume sopra del ghiaccio, e passato su la Podoglia, vi è una villa su la ripa di detto fiume, nominata Bragà. A mezzo giorno giungessimo a Camignizza, città senza muraglie, ma circondata attorno d'un fiume che lo fanno alzare quanto vogliono; e vi è anco attorno certi monti di sasso vivo, in modo che non vi si può salir se non per le porte ordinarie, le quali sono due, guardate da soldati. In detta città vi sono le chiese e case tutte di pietra, ma le strade molto fangose. Stassimo in d.o luogo molti giorni, per riposare del gran patimento avuto, e per accomodar li carri ed altro.
Alli 24 Gennaio 1613 ci levassimo di d.a Camignizza e la sera stassimo a una villa detta la Scala. Alli 26 d.o a Sanuff, alli 27 d.o domenica a Nastasuff, la sera a Coslù, alli 28 d.o desinassimo a Sborù, alli 29 d.o desinassimo a Ghelignano, la sera a Savannizza.
Alli 30 d.o martedì giungessimo a Leopoli, città e fine del nostro viaggio, e qui stassimo per espedire le nostre mercanzie sicome segue. La città non è bella, le case tutte coperte d'asse; è abbondantissima di carne, di pollami, e pesci di laghi: si beve cervogia, per esser il vino molto caro; le donne attendono alle botteghe e fanno loro tutti li negozii; si usa il baciare le donne per le strade e nelle case, con gran domestichezza e famigliarità. La città è mercantile, per esser vicina alla città di Iublino ed altre città grosse di negozio. E qui finissimo di contrattare tutti li nostri effetti e mettessimo all'ordine il ritratto per ritornelo a Costantinopoli, sì come facessimo.
Alli 24 Aprile 1613 facessimo levata di Leopoli per ritornare a Costantinopoli con li ritratti di nostre mercanzie, parte in contanti e parte botti di coltelli. La sera stassimo lontano da Leopoli tre leghe in casa d'un amico; alli 25 seguitassimo a cammino; la sera a Ptevisano, villa grande dell'illus.mo S.re Adam Signaschi Palatino della Corona, il qual Signore mi presentò un paio di cavalli da carrozza; vi stassimo tutto il dì 26, per alcuni negozii che aveva con d.o S.r Palatino. Alli 27 d.o ci levassimo, facessimo leghe quattro; alli 28 facessimo leghe sette; alli 29 d.o andassimo avanti una lega, e scontrassimo uno a cavallo, il quale ci disse che in un boschetto che dovevamo passare vi erano alquanti furfanti, che facevano del male alli viandanti; e da lì a poco trovassimo uno a cavallo che era stato svaligiato, e piangeva della perdita del suo carro e robe, ma anco per le bastonate avute; così noi, per esser soli tre, ci ritirassimo a Probona villa, per aspettar altri mercanti che avevano a venire, per andar ancor loro a Camignizza, dove si faceva la raccolta della carovana; e ci risolvessimo pigliare otto uomini con arme, quali ci accompagnarono sino alla Scala. Alli 30 giungessimo a Camignizza, ed ivi si fece tutta la raccolta dei carri della carovana per andare a Costantinopoli.