Usano appresso li Re ed altri grandi, così in tempo di Ramazan come in occasione dei loro travagli, sacrificare diverse sorte di animali, cioè bovi, castrati, agnelli, così ai luoghi di loro divozione, cioè sepolture di soggetti stimati esser stati santi, come nelle moschee, il che è osservato farsi di privato; ma li Re sogliono comandare che si facciano detti sacrificii anco per le strade pubbliche e quando entrano nelle città, facendo compartire le carni degli animali squartati vivi al popolo e alli medesimi Bassà e uomini grandi della Porta; e detti sacrificii sono fatti assai frequentemente, perchè per questa via stimano di placare l'ira e conciliarsi l'amor di Dio.

Portano li Turchi professori d'umiltà e divozione le corone in mano molto lunghe, nelle moschee e per le strade, passandole molto velocemente, poichè come noi diciamo l'Ave Maria, così loro per ogni grano dicono Allà bir, cioè Dio puro e vero, Allà è Dio grande. E si trasferiscono in pellegrinaggio alla Mecca ed in Gerusalemme: alla Mecca per visitare il tempio che dicono fu fabbricato da Abram, nel quale è Maometto, quando era idolatra; asseriscono poi che verso la sua età di quaranta anni ricevesse l'Alcorano da Dio e che allora principiasse il Munsulmanlich, e che morto, sepolto fosse in Medina, otto giornate discosto dalla Mecca, dove si trova il suo sepolcro visitato da tutti che vanno in detto pellegrinaggio: e quando vanno in Gerusalemme vi vanno per visitare non il sepolcro di Cristo, perchè dicono non esser morto, ma per vedere i luoghi praticati da lui, come profeta miracoloso che risuscitava morti, sanava infermi e faceva simili miracoli. Si trasferiscono anco alla valle di Josafat, perchè dicono che in quel luogo ha da essere la resurrezione per il giorno del giudizio; e vi sono molti Turchi che sprezzando tutto il mondo, abbandonano ciò che hanno e si ritirano a vivere vicino a quella valle, per divozione e per esser anco più vicini alla risurrezione; e quelli che fanno tal pellegrinaggio ritornando alla città, alle loro case, sono chiamati Agì, cioè pellegrini, e vengono tenuti per uomini di gran venerazione e bontà.

La maggior cerimonia che si faccia fra i Turchi, di carattere impresso con maggior pompa e solennità di feste, è quella di ritagliare li figli, cerimonia ebraica, in questo differente, che tutti ritagliano dopo passati gli undici anni, anzi seguendo Ismael, di cui si fanno seguaci e ministratori, affermando che Abram è da loro stimato e non Isach. Questo ritaglio viene fatto fuori delle moschee per l'effusione del sangue, e con l'invito dei parenti ed amici per segno di allegrezza e consolazione, usando anco con quelli d'altra religione che passano al Munsulmanlich, li quali, in fede di rinnegare la loro fede ed abbracciar quella di Maometto, levano il dito indice, proferendo queste parole: hali lahi ile la li memet resus allali, che vuol dire: non vi è altro che un solo Dio e Maometto è il suo nunzio.

Non mancano per le città e campagne, a comodo di abitanti e viandanti, diversi ospizii con fontane per comodo dei poveri, ed ospedali e collegi per educazione dei giovani e per imparare a leggere e scrivere: e tutte le moschee degli Imperatori ed altri grandi sono dotate di ricchissime entrate per sostentare detti collegi ed ospedali, avvertendo che gli Imperatori per Canon non possono far moschee se non in memoria di qualche notabile acquisto, o fazione memorabile; e le Sultane, se non sono state madri di Imperatori regnanti; nei quali fabbricano con incredibile spesa e dedicano a quell'impresa con gran solennità.

In dette moschee sono certe opere di gran costo e macchine di gran bellezza e venerazione altrettanta, per la grandezza e politezza del vaso dove si fa l'orazione, e non meno per li accessorii dei collegi ed ospedali dotati di opulentissime entrate, sì che possono compararsi a qualsivoglia bellissima del mondo. Sono tutte fabbriche di pietra, a volta, concave, coperte tutte di piombo, e le colonne sono di porfido ed altre pietre preziosissime; e sono li vasi di esse tutti biancheggiati, ed illuminati, quando si fa l'orazione, da alcune ciocche di cesendelli pendenti dal cielo, di forma rotonda e di grandezza d'un gran cerchio di tinazzo, ma sono diversi lumi l'uno sopra l'altro; e di questi saranno due o tre per moschee, secondo la loro grandezza e bisogno. Non vi sono nè banchi nè altro da sedere, ma solo da una parte vi è un pergoletto assai basso per il predicatore, e dall'altra un altro più basso, dove si va a porre il Re quando entra all'orazione, essendo tutti gli altri posti in terra a sedere sopra le gambe, secondo li costumi loro ordinarii; e per tal causa tutti li pavimenti, se bene sono di bellissime pietre, vengono coperti con stuoie per lo più finissime, di quelle del Cairo, le quali si conservano sempre nette e pulite, perchè dal Re in poi non è chi entri con scarpe in esse, lasciandole tutte alla porta. Nelli estremi casi di morte assistono alli infermi: e morti, posti in un lenzuolo e ben fasciati e serrati in una cassa, vengono portati alla sepoltura con il capo avanti; e se è maschio con il turbante sopra la cassa, e se è femmina la scuffia e il pennacchio; essendo accompagnati dalli assistenti delle moschee e dai parenti fino alla sepoltura, senza lumi di sorta alcuna, ma ben con il condurre delli Messini, li quali invocando il nome di Dio e del profeta Maometto pregano per la salute dell'anima; e nel ritorno fanno a tutta la compagnia il banchetto, per il ristoro delle fatiche fatte.

Le sepolture degli Imperatori per l'ordinario sono poste in terra a pari al tumulo che sta coperto di panno eletto o di velluto, con il turbante sopra con li suoi pennacchi di airone, e da capo e da piedi vi sono sempre candelieri; e per l'ordinario sono vicini alle loro moschee in una cappella separata; per ogni tumulo dei grossi e grandi cerchi miniati e dorati sostentano due cerindelli che del continuo ardono giorno e notte; e in dette cappelle da tutte le ore vi assistono Messini provvisionati che a vicenda gli danno lodi continue, o l'uno, o l'altro, leggono l'Alcorano, e pregano con le corone per la gloria degli Imperatori ad imitazione delli Re. Li Visiri Bassà grandi e ricchi usano di far il medesimo, ma con minor pompa e spesa, e quelli che non hanno luogo vicino alle moschee possono farsi seppellire anco vicino alle loro case e dove più gli pare per la città, quando il terreno sia di loro ragione; gli altri sono portati fuori della città quando muoiono e in altre campagne a questo deputate, e sono sotterrati come usano gli Ebrei di fare con quelle pietre che appaiono sopra della terra, nelle quali descrivono il nome, la patria, il titolo, e ciò che vogliono.

Fra i Turchi non è alcuna sorte di religione nè meno monasterii, perchè tutti sono incamminati all'arme e pochi sono quelli che sanno scrivere e leggere, anzi pochissimi, perchè di quelli del Serraglio del Gran Signore e non tutti, e del popolo dipendenti da soggetti grandi che stanno nei seminarii e collegi a questo deputati, e dell'ordine di quelli che attendono alle leggi, che sono li Cadì, e alli Jasegi che sono li notari. Anzi che alle volte occorre vedere in Divano qualche Bassà non uscito del Serraglio, che non sa nè leggere nè scrivere. E così ad ultimo convengono imparare, e non solo a far il segno imperiale, ma qualche altra parola, per poter di suo pugno porre in carta sogno della sua volontà; e chi sa fra i Turchi leggere, è tenuto per dottore e viene più degli altri stimato. Vi sono però diversi che professano di vivere fuori del costume, che si chiamano Dervis Issich, che vuol dire mansueti. Questi vestono poverissimamente e malamente, con una scuffia in testa, mendicando il vivere e dormendo nelli cortili delle moschee e luoghi simili; sono stimati di grande semplicità, perchè attendono alle orazioni e speculazioni mentali, e vivono sempre innamorati dell'onestà, predicando questa dottrina, che non si può perfettamente arrivare all'amor di Dio se non con la scala dell'amor umano; e tengono che per questo non solo vivono innamorati e appassionati in questo mondo, per esser poi tali nel cielo da Dio; e con tal favola e coperta di santità possono anco vivere disonestamente, più comodamente degli altri.

Delle donne per osservanze della religione non si tiene niun conto; però non entrano mai nelle moschee, e se vogliono esse osservare l'onore, in tempo che sentono a gridare l'ora dell'orazione la fanno, se vogliono, nella propria casa; ma solo restano grandemente osservate di onestà, essendo obbligato l'Iman e i piovani delle contrade essere osservati, intendere molto bene le loro pratiche, e scoprendo il male o sospetto sono tenuti accusarle alli mariti, perchè le ripudino, o vero alli padri e parenti perchè gli proveggano. Con tutto ciò se bene le donne non possono essere praticate dagli uomini, fuor che padre, mariti e fratelli, e che siano in appartamenti separati, e vadano sempre coperte, nondimeno le Turche sono lussuriosissime e disonestissime, per la comodità che hanno dell'assenza dei mariti alla guerra di potere uscire in bagni e andare coperte, e quello che più importa, che non possono venire a peggio, che essere ripudiate.