Dicono che sono stati quattro li Profeti mandati da Dio nel mondo per istruire, reggere, e salvare il genere umano, e tutti uomini santi, giusti, ed immacolati, cioè Moisè, David, Cristo e Maometto; che a tutti mandò Iddio per mano degli angeli un libro perchè sapessero istruire i popoli, a Moisè l'Heurat, cioè la Legge vecchia, a David Zebor, cioè li Salmi, a Cristo Ingit, cioè il Vangelio, ed a Maometto il Turcan, cioè l'Alcorano; che li tre primi Profeti con li popoli da loro retti non erano per esser vissuti nella legge data a loro da Dio, ma che essendo venuto per l'ultimo Maometto per salvar tutti con una legge candida, sincera, e veridica, per acquistare l'amor di Dio, non hanno creduto, e tuttavia continuano nell'errore, le nazioni che suggendo il latte materno non si sono accostate alla verità; e che per tal mancamento essendo prive ipso iure del cielo, avranno bisogno nel giorno del giudizio, si doveranno per grazia, della protezione di Maometto, unico intercessore e mediatore appresso il grande Iddio; il quale, stando alla porta del paradiso in quel tremendo giorno, sarà pregato dagli altri Profeti ognuno per la salute delle loro nazioni; che sarà così potente e benigna la volontà di lui, che intercederà con il Salvatore la loro salute, sì che li buoni Cristiani e li buoni Ebrei conseguiranno gli uni e gli altri della vita eterna, nelle delizie perpetue sensuali come si è detto, ma in luogo separato ed inferiore ai Turchi, come privilegiati e cari sopra gli altri a Dio. Le donne saranno anco elle ammesse in cielo, ma in luogo inferiore agli uomini, con minor gloria.

Tutti li Profeti sono tenuti da loro in gran venerazione. Chiamano Moisè Chieli Massol, cioè parlatore con Dio, Cristo, nominato anco Messia, Rullulah, cioè spirito di Dio, e Maometto Ressolah, cioè nuncio di Dio. Quando parlano di Cristo, dicono tutto quel bene che si può dire d'un uomo eletto da Dio per la salute del popolo: confessano che per invidia fu preso dalli Ebrei e che però loro per malignità lo fecero condannare e lo condussero al patibolo della morte per esser crocifisso: ma che essendo stati mandati da Dio gli angeli in una chiusa nube, fosse stato rapito e portato in cielo, e che detti Ebrei confusi presero uno di loro e lo crocifissero in luogo di lui, divulgando che quel tale era il Messia, che però si ritrovava in compagnia delli altri suoi fratelli in cielo, amandosi, e nel servizio di Dio.

L'uso ed esercizio della loro religione, o per dir meglio setta, o confusione, è questo. Hanno il Muftì, che vuol dire dichiaratore delli casi di coscienza, il quale rappresenta fra di loro il capo della religione come fra i Cristiani il Pontefice, qual sempre è uomo versato nella legge e consumato nei carichi, ed eletto dall'Imperatore ha carico di soprastare ed intendere tutte le cose pertinenti alla legge ed al culto di Dio; e se bene assolutamente non comanda alli altri Muftì delle altre Provincie, non di meno con la sua accortezza opera con il Re le cose secondo la sua intenzione, massime quando non ha contrario il primo Visir, che per grado di dignità ed autorità è superiore a lui. Sotto detto Muftì sono due Cadì Leschieri, che vuol dire giudici delli esercizii, cioè uno della Grecia ed uno della Natolia, i quali essendo anco essi uomini dell'ordine di quella legge, ed atti ad essere Muftì, hanno cura di tutti gli altri Cadì, cioè giudicanti, che vanno per la città ed altri luoghi a giudicare ed amministrare giustizia, e li mandano e mutano, finito o non finito il triennio ordinario per uno della risedenza, con la parola del Gran Signore, come più gli piace. E questo è quell'ordine dei soggetti che fra i Turchi naturali stanno più uniti e che hanno gran forza appresso il Re, ed il primo Visir. Fra detti Cadì sono anco li suoi ordini, cioè quelli della prima classe nelle città principali, e son nominati mollà, che vuol dire signori, e gli altri di mano in mano secondo le loro virtù e condizioni, cavando il loro stipendio dalle amministrazioni del carico, in modo che nei libri che stanno nelle mani di detti Cadì Leschieri sono tutte le tanse delli Cadì, che si sa di che utile che è d'ogni residenza, non passando la maggiore di fermo cinquecento aspri il giorno. Questo ordine fra gli altri ha questo privilegio, di non esser fatto morire, e se pur d'alcuno stravagantemente occorresse accidente di farlo, poi che l'assoluta volontà del Re non è mai quando vuole obbligata alla legge, ciò viene eseguito molto cautamente e secretamente, il che riesce rarissime volte. Ma il Muftì e i Cadì Leschieri vengono mutati quando piace al Re, se bene l'ordinario par che sia di due in tre anni, dipendendo la fortuna dal sapersi bene conservare in grazia del primo Visir. Tutti questi portano il turbante in testa molto maggiore delli altri e con altre piegature, in segno di dovere essere sopra gli altri riveriti; e se bene vestono l'abito ordinario e comune, è in questo molto differente, perchè usano il ciambellotto bianco ed il panno, e poca seta. Il carico principale delli Muftì è di rispondere alle proposizioni che gli vengono fatte, le quali sono delle materie in generale sopra li casi concernenti l'obbligo di coscienza e del rito giudiciale e legale, le cui risposte che sono di poche parole e brevissime, le chiamano fetfa, che vuol dire caso; e con questa decisione, quando il caso particolare è compreso in essa, si può costringere non solo tutti li giudicanti e li Bassà, e la medesima persona reale, all'esecuzione, perchè non facendo, caderebbono in pena di lesa maestà di ciò. Hanno appresso parte in tutte le deliberazioni di guerra e di pace, perchè tutto si fa con fine di ampliare la loro setta in onor del Profeta; e la sua risposta è grandemente e molto stimata, perchè viene sostentata da tutto l'ordine delli Cadì per lo più ostinatamente. Hanno appresso li governatori delle moschee chiamati Mutaueli con gli Iman, che sono come piovani, e i Messini come chierici, li quali tutti assistono al governo ed all'amministrazione delle loro moschee. Questi chiamano il popolo all'orazione, leggono alle sepolture dei morti, seppelliscono, ed infine fanno tutto ciò che occorre al culto ed al servizio di esse per comodo del popolo.

Le loro orazioni nelli giorni di festa sono cinque e nel venerdì giorno dominicale, le quali sono fatte così nelle moschee come nelle strade ed anco per le case, cioè la mattina innanzi giorno, a mezzogiorno, a vespero, la sera, e alla quarta della notte e a tutte l'ore e a terza il venerdì, che è chiamato tutto il popolo, per tutte le contrade, da una o due voci altissime in luogo di campane, sopra un campanile o torre posta vicina alla moschea, onestamente alta, dalla quale si dà segno con dette voci di laude a Dio ed a Maometto dell'ora, a fine ognuno che volesse possa prepararsi per far e per far andare all'orazione: e perchè li Messini che gridano non hanno nè sentono orologi, usano di adoperare l'ora di sabbione, con la quale si reggono così in questo come nel resto delle altre loro operazioni.

Nelle moschee grandi stanno li Mudetis che sono come lettori, li quali insegnano a diversi scolari l'orazioni e l'amministrazioni delle moschee e sono pagati dell'entrate d'esse.

Le condizioni di quelli che hanno da far l'orazione sono di mondizia corporale; solamente, non essendo lecito ad alcuno d'entrare nelle moschee nè di orare quando si trova con qualche sorta di polluzione carnale e naturale, sia di che condizione esser si voglia, per minima e necessaria che sia, però di mondificarsi, ogni uno è obbligato a lavarsi nella stufa, se di commercio carnale, o con acqua, se d'altra sorte, abbondando per ciò tutta la città ed altri luoghi di stufe pubbliche e private, e le moschee in particolare, per servizio dei poveri, di fontane bellissime ed amplissime. Mondificati ed entrati nelle moschee, il principale Iman che è il piovano va a far l'orazione e tutti li circostanti l'imitano, perchè da se la maggior parte non sapria fare. Le dette orazioni consistono nell'elevazione di genuflessione, e nel toccarsi sovente ora gli occhi, ora le braccia, ed alle volte il capo, dicendo alcune parole di laude a Dio e al Profeta: e sono fatte stando in terra sentati secondo il loro costume e le gambe incrociate; e perciò nelle moschee sono le stuoie dappertutto, ed in alcuni luoghi qualche tappeto di lana per qualche soggetto di condizione. Le dette orazioni, secondo le ore, sono diverse fra loro, e più lunghe e più brevi, nè alcuna arriva al tempo d'una ora; solo quelle della sera in tempo di Ramazano, che è di quadragesima, sono più lunghe delle altre, e si farà in canto di quella voce che è la guida, cioè di qualche Iman o Messetto che sia stimato valoroso, come si stima fra noi li musici: si userà anco la predicazione del venerdì. In tempo di Ramazan, e quando vogliono pregare per qualche felice successo o maledire alcuno ribello, hanno in costume di far le processioni per le contrade, a due a due, senza torcie o altro in mano, laudando il nome di Dio; e di leggere alcune loro orazioni lunghissime tutte in una giornata, per diverse mani applicate a quel tal soggetto, stimandolo allora maledetto.

In occasione dei travagli gravi sogliono con la pubblicazione nelli luoghi pubblici convocare tutti li grandi e il popolo ad orare in compagnie a questo destinate, imitando il popolo Ebreo; e raunatisi, dei loro santoni di estimazione di santità fanno sermoni efficacissimi ed esortationi alla fortezza, alla pazienza ed all'amor e timor di Dio; e se li travagli continuano, aggiungono le orazioni delle quaranta ore e quaranta giorni nelle moschee principali degli Imperatori, le quali vengono fatte da una mano di uomini applicati al servizio d'esse, come appresso di noi sono li chierici; e questi nè in abito nè in costume sono differenti dagli altri, conciossiacosachè principiando dalli Muftì fin a questi inferiori tutti vestono l'abito ordinario e possono maritarsi e tenere quante schiave vogliono per suo gusto e piacere.

Il Muftì ha la sua entrata separata in tanti terreni che possono rendere da 15 m. sultanini all'anno: che restando privo del carico, quando sia in disgrazia del Re, lasciando al successore l'entrata, ha mille aspri di paga al giorno, che fanno ducatoni X al giorno, come hanno li Cadì Leschieri quando sono attuali.

Nel tempo del loro Ramazan, che è quaresima, non fanno altra cerimonia che di astenersi di mangiare il giorno, potendo di notte mangiare sempre ciò che vogliono, senza distinzione di cibi; e da prima sera nelli loro campanili si accendono delli cesendelli che durano fino all'alba, osservando gli Iman delle contrade tutti quelli che spesso mancano, massime la sera nelle moschee, che bevessero vino e mangiassero di giorno, perchè oltre che sariano tenuti per sprezzatori della legge, sariano severamente castigati, se fossero trovati in tal mancamento.