Li Bassà ed altri soggetti, zii o cognati delli Imperatori, non hanno per tal parentela alcuna domestichezza con la Maestà Sua più di quello che comporta il carico che hanno, ma si conservano schiavi come gli altri e con maggior servitù, perchè nell'uso delle donne perdono si può dire la libertà, essendo obbedienti alle Sultane, e liberandosi da tutte le altre schiave e mogli se ne avessero, sopportando con gran pazienza le loro imperfezioni: e per tal causa pochi Bassà di riputazione e di concetto desiderano tali matrimonii, perchè gli riescono di grandissimo dispendio, ed altrettanta servitù. Ma quando il Re comanda, convengono come schiavi obbedire e sottoporsi.
La cerimonia dei matrimonii fra Turchi non è altro che fare alla presenza del Cadì, che è il giudicante, un oggetto, cioè uno stromento per mano di notaro pubblico, della volontà delli contraenti, con specificazione della dote che fa il marito alla moglie; e ciò viene fatto alla presenza di testimoni degni di fede e giuridici, perchè in Turchia non si ammette ogni sorte di persone a testimoniare, ma solo uomini che sono liberi, di età idonea, che sappiano far l'orazione della legge, e conosciuti di buona e onesta condizione. Con tutto ciò che in Turchia, particolarmente in Costantinopoli, è maggior quantità di testimoni falsi che in qualsivoglia parte del mondo: anzi che una certa sorte di Emini, cioè quelli che pretendono essere della discendenza di Maometto, che portano la tocca verde, ed altri Cadì dismessi, di bassa condizione, sono quelli, che per danaro usano far simili tristezze: da che nasce l'ardire nel levare le avanie, e nel sostentarle con molta facilità ad uno dei poveri Cristiani, o liberi, ed anco di loro medesimi, secondo l'occasione, perchè essendo li Turchi per natura avari, e senza timore di Dio, intenti per lo più alla rapina, non la sparagnano quando possono a qualsivoglia persona, sia di che condizione si voglia. Però il contrattare con loro riesce pericoloso, per avere facile il modo del liberarsi con l'inganno di ogni sorte d'obbligazione, consistendo tutta la giudicatura nella forza della probazione, quale conviene esser fatta da soggetti musulmani, dove interviene il Turco.
Poichè si è toccato e parlato delli ministri della religione, per non tralasciare anco questa curiosità, brevemente si narrerà l'instruzione d'essa, e le cerimonie, e la condizione dei suoi ministri.
Credono li Turchi in Dio onnipotente, creatore de l'universo, e grazioso redentore di tutti li buoni nel giorno del giudizio, che stia nel cielo supremo servito dagli angeli speciosi, avendo ab eterno scacciati li mali ed inobbedienti, per li quali, come anco per le male umane creature abbia formato l'inferno. E come affermano esservi la vita eterna in questi due luoghi, paradiso ed inferno, così aspettano e confessano la risurrezione dei corpi, ed unirsi alle anime al tempo del suono di quella orribile tromba, che sarà fatta sonare da Maometto per comandamento del grande Iddio il giorno del giudizio.
Credono che la vita eterna in paradiso, essendo luogo di gaudio e consolazione, non avendo quel lume di spirito e di dottrina concesso ai fedeli credenti, sia una tal felicità che in altro non consiste che nelle delizie e nelli piaceri del senso, cioè un uso delle cose naturali in tutta perfezione senza differenza, senza stenti, e senza fatica; e che all'incontro nell'inferno l'uso delle predette cose sia nel fuoco indeficiente, con amarissimo gusto, e nausea. E questo è tutto il premio che attribuiscono al bene, e la pena che dicono aspettare alli tristi, in retribuzione in quanto ad umani operano.
Dicono poi esser tal l'onnipotenza di Dio, che nella creazione dell'anime avendoli prefisso e assegnato il fine, così è irreparabile all'arbitrio e provvidenza umana il divertirlo; però nei pericoli delle guerre ed in altri accidenti sono più degli altri arditi, curiosi e intrepidi.
Affermano l'ampiezza grande dei cieli che sono di diamanti, rubini, turchine e cristallo: e che i corpi risuscitati saranno trasparenti, più agili, più atti in un momento a passar da un cielo all'altro, e trasferirsi in lontanissime parti per visitare ed abbracciare le mogli, le madri, li fratelli, ed altri parenti.
Del trono di Dio, presente a tutto quello, e dell'assistenza per servizio degli angeli e profeti, rappresentano quello di che è incapace il senso e l'intelligenza umana, affermando che non possa essere veduto così facilmente da tutti per la lucidezza dei raggi che gli usciranno dagli occhi, per lo gran splendore che manda fuori della sua faccia: e che solo gli angeli e profeti hanno grazia di tal fruizione.
Questi sono li fondamenti principali della loro credenza, sopra i quali fabbricano il corso della vita loro temporale e corruttibile, per conseguire la eterna e felice ed affermata dal Profeta esser ripiena di tutte le delizie di questo mondo, usate di tutta eccellenza e perfezione con modo soprannaturale e incorruttibile.