Il Re per servizio di tutta la sua regal casa in Costantinopoli tiene una stalla capacissima e fornita di circa mille cavalli e più, dei quali ha cura il suo Imbroher piccolo, così di farli governare, come d'ammaestrare, da molti che tengono sotto di loro per tal servizio. Questi hanno cura di distribuirli e darli a tutti quelli che accompagnano il Re, così alla caccia come quando va in altro luogo per diporto. Oltra di questa stalla ha anco diverse stalle in diversi altri luoghi, governate per servizio della persona e casa reale, capitando in quei luoghi, che sono dei suoi Serragli e giardini, ai quali appresso si suole trasferire; e queste non hanno più di otto, o dieci cavalli per una. Vi sono poi le stalle delli staffieri per le razze come in Brussia, in Andrinopoli, e in diversi altri luoghi, dalli quali cava cavalli bellissimi, oltre quelli che gli vengono mandati a presentare dal Cairo, da Babilonia, e dalla Arabia, e da altri luoghi dalli Bassà, e che eredita dalla morte, li quali sono tutti cavalli bellissimi e di gran prezzo, destinati alla persona reale: e perchè per la gente bassa ha bisogno di un numero infinito, si può dire, di ronzini, di questi ha infinità da strapazzo, e li cava di Valacchia a prezzi bassi. Ha il Re appresso queste stalle le sue provvisioni di muli e cammelli: quella di cammelli vuol esser di quattromila, e dei muli di cinquemila, li quali servono per portare padiglioni, sanduchi, cioè forzieri, acqua ed ogni altra cosa di servizio, ma realmente non sono mai tanti in essa, perchè il primo Visir quando esce generale, si serve di essi, e ne fa gran consumo. È ben vero che ad ogni cenno e consumo del Re è obbligato ritrovarli e provvedere d'essi: perchè quando li Re sono per andare alla guerra, la sua casa sola ha di bisogno più di 10 m. di tali animali, oltre li cavalli per cavalcare, perchè usano gli Imperatori d'andare così comodi per viaggio, come fanno stando nelle città.
Il Re è obbligato, per Canon dell'Imperio, il primo giorno del suo Bairano, che è il Carnevale, cioè finito il Ramazano, che è la quadragesima, lasciarsi vedere in pubblico, e baciar le vesti da tutti li grandi ed altri di suo servizio. Però quel giorno, all'alba, vestito superbissimamente ed ornato delle più belle gioie che abbia, esce della porta del suo Serraglio, cioè di quella terza, guardata dalli suoi Eunuchi, in una certa piazzetta subito fuori del porticale, dove è accomodata sopra un tappeto persiano di seta ed oro una ricchissima sedia; si pone a sedere, e si ferma fino che da tutti gli vengono baciate le vesti in segno di riverenza, tenendo il Bassà primo Visir accanto, che gli dice il nome di quelli che gli pare, perchè siano conosciuti da lui, ammaestrandolo delle cerimonie, poichè ad alcuni Dottori della legge graduati si leva un poco, per riverirgli ed onorargli, ad altri fa anco salutazioni più affettuose degli altri e del suo ordinario; e finita la cerimonia, va alla moschea di Santa Sofia, accompagnato da tutti a cavallo, e nel ritorno licenziandosi si ritira alle sue stanze, dove desina solo al suo solito, facendo quel giorno nella stanza del Divano banchetto solennissimo alli Bassà ed altri grandi, e nel cortile un desinare assai lauto a tutti quelli che l'hanno accompagnato e che si trovano presenti. Manda poi la Maestà Sua, tenendo osservato il costume ordinario, a presentare al primo Visir una bellissima vesta foderata di preziosissime pelli, e facendo il medesimo con gli altri Bassà, ed altri grandi della Porta di vesti assai inferiori, continua con tutti gli altri Agalari, con tutte le Sultane, e con molti altri del Serraglio a far loro buona mano, dona a chi vesti, a chi spade, ed alle donne fornimenti d'oro gioiellati d'importanza; e la notte di quelli tre giorni del Bairano, che non sono più, resta fornito tutto il carnevale, fa fare dimostrazioni, espugnazioni di città con lumi e fuochi artificiali, che durano a giorno: li quali sono goduti dalle Sultane, ritirandosi la Maestà Sua con esse per vederli e goderli, e stare in continui tripudii. A queste feste sono convitate tutte le Sultane di fuori, le quali vanno a portar presenti al Re ed a riceverli; anco in questi tre giorni viene presentato all'incontro da tutti li Bassà ed altri grandi, e li presenti che gli vengono fatti sono di molta considerazione, perchè uno a gara dell'altro si sforza di dar nell'umore al Re. E le Sultane ancora non mancano di far il debito, ma di camicie, di fazzoletti, braghesse ed altre cose simili, di vaghezza e bellezza indicibile, delle quali poi ordinariamente si serve la Maestà Sua.
Il medesimo Bairano di tre giorni si fa per tutta la città ed in tutte le case, nè altro si vede per le strade che biscoli di diverse sorte, sopra i quali gli uomini si scapricciano a farsi lanciare in aria per festa e trattenimento; nel qual tempo, essendo il popolo molto licenzioso, riesce pericolosissimo ai Cristiani ed Ebrei il transir per le strade, perchè vogliono danari, e non ricevendone, pieni di vino ed insolenti fanno brutti scherzi, come il medesimo segue in un altro loro Bairano, chiamato piccolo.
Per aver diverse volte fatto menzione del Serraglio vecchio, il quale è dipendente accessorio e parte di quello del Re, sarà bene distintamente toccare con poche parole la sostanza. Questo è un Serraglio amplissimo, tutto serrato di muraglia altissima e fabbriche capacissime di molte persone, perchè passerà bene uno e più miglio italiano di giro, situato in una bellissima parte della città; e fu il primo Serraglio che fabbricò Memet secondo per abitarvi, quando prese Costantinopoli, con tutta la sua corte. È serrato con una sola porta doppia, serrata e guardata da una compagnia di Eunuchi bianchi. Nel qual mai entrano uomini, se non per portarvi le cose necessarie, ed entrando non vedono mai le donne che vengono levate, per non dir scacciate, dal Serraglio del Re, cioè le Sultane che sono state donne degli Imperatori morti, quelle che per alcuna mala disposizione del Re o delle Sultane che stanno con i Re, loro sono cadute in disgrazia, ed altre difettose, e così di mano in mano soggetti di questa considerazione: le quali tutte vengono governate da una maggiordoma vecchia la quale ha la cura di vedere che siano conformi all'uso, in abbondanza, che abbiano il suo vivere e vestire, il suo stipendio, ben spesso diminuito assai di quello che avevano prima; ma però quelle che sono state Regine e Sultane vivono fuori del comune nelli suoi appartamenti, con servitù e comodità onorata, se bene siano in poca grazia del Re. Questo hanno di buono, che la maggior parte di dette Sultane, non compresa la Regina, possono esser maritate ed uscire al modo loro, ma però con il beneplacito del Re; e questi matrimoni sono trattati per lo più da Eunuchi che le hanno in custodia con la maggiordoma; e maritandosi portano seco tutto quello che si trovano aver di rubato e ben guardato; perchè nell'uscire che fanno del Serraglio del Re, se hanno qualche cosa bella e preziosa che si sappia, gli viene levata dalla Cadum e restituita al Re. Però se hanno valsente di roba, secretamente danno fuori la fama, perchè alcuni soggetti di considerazione si dispongano a farle dimandare e promettendogli buona dote.
In detto Serraglio sono tutte le comodità necessarie, giardini, fontane e bagni bellissimi, ed il Re vi tiene un appartamento di tutte le cose, per andarvi alle volte a visitare li parenti, e particolarmente l'ava scacciata dopo aver tanti anni dominato assolutamente, sotto il marito e sotto il figliuolo, si può dire tutto l'Imperio.
Il vivere per le donne di detto Serraglio è assai parcamente assegnato di tutte le cose necessarie: e se non avessero da consolarsi del suo, alle volte la farebbono male. Però si trattengono con il lavorare, cavando da ciò molto utile col mezzo di diverse Ebree, che gli servono di mezzane per tal servizio.
Ed è da sapere come li Turchi possono tenere da sette mogli con li Chiebini, e quante schiave vogliono, e li figliuoli così di mogli come delle schiave sono tutti veri e legittimi alla successione ed eredità della roba: anzi che li figliuoli delle figliuole degli Imperatori non possono per Canon ascendere a maggior grado che di Sangiacco, o di Capiggi Bassi che è capo de' portonieri, per esser tenuti bassi e come parenti della Corona non atti a far rivoluzione; e se vi sono fratelli, cioè figliuoli del marito, fatti con le schiave, questi possono riuscire grandi e Bassà senza alcun rispetto, perchè non sono del sangue Imperiale; e da qui nasce che sovente si veggono li figliuoli d'un Bassà, che abbia avuto Sultana per moglie, in grado minore, perchè il nato di schiava domina il nato di Sultana.
Possono ancora ripudiare l'une e l'altre per diverse cause disposte nella loro legge, e massimamente quando non possono adottargli insieme; e se l'uomo ripudia, è obbligato pagargli la dote promessagli, e se la donna ripudia l'uomo, non la può conseguire, ma si parte con quanto ha portato del suo in casa del marito.
Quanto poi alle schiave, se figliano, non possono esser vendute, ma si intendono membri della famiglia, nella quale hanno da vivere sin alla morte; se riescono sterili, possono esser vendute e passare di mano in mano a quante case comporta la loro fortuna, avvertendo che i Turchi possono comprare d'ogni sorta di schiavi di tutte le religioni, e servirsi d'essi in tutte le cose che loro torna comodo, dall'ucciderli in poi, quello che non possono far li Cristiani e gli Ebrei, che non hanno libertà di comprare altro, o altre. Essendo per questo effetto un Bisisten, cioè un luogo di mercato pubblico in Costantinopoli, nel quale a pubblico incanto ogni mercoledì si vendono e si comprano schiavi di tutte le sorte, ed ognuno vi concorre liberamente a comprare secondo il suo bisogno, chi per balie, chi per serve, chi per uso d'altri suoi capricci, poi di quelli che si servono di schiave nella sensualità non possono essere dalla giustizia castigati, come farebbono se li ritrovasse con altre donne libere e turche; e particolarmente questi schiavi si comprano e si vendono come si fanno gli altri animali, perchè sono esaminati della persona e della patria, e venduti e rivenduti in diverse parti per non essere ingannati, come si fanno tanti cavalli, comprando le madri con li figliuoli, e li figliuoli senza le madri, e li fratelli uniti e separati, senza timore di amore, d'onore, d'onestà alcuna, ma solo di quel modo che torna comodo al compratore e venditore. E quando è vergine e bella, è tenuta in molto prezzo, pagandola più delle altre: per sigurtà della qual condizione è obbligato il venditore non solo alla restituzione del prezzo, quando fosse trovata non vergine, ma resta anco per la fraude condannato: e vi sono per questo mercato li sensali ordinarli come di cosa ordinaria mercantile. Nel detto Bisisten sta l'Emin, cioè il daziero, il quale ha la cura di riscuotere il dazio dalli venditori e compratori; d'essi la Porta sente più che onesto utile.